Stampare il futuro

Chiamatela pure l’antenato del replicatore ma la stampa 3D è già realtà e sta cambiando tutti i processi produttivi. Ecco tutto quello che dovete sapere

Stampare il futuro

Il concetto di stampa 3D è passato ufficialmente dai laboratori delle industrie alla consapevolezza comune del pubblico di consumatori quando, nel febbraio 2011, l’Economist ha pubblicato un articolo storico intitolato “Print me a Stradivarius”. All’interno spiegava dettagliatamente la nuova tecnologia della stampa 3D ma il fulcro del discorso gira intorno a due punti principali. Il primo è che la stampa 3D percorre la strada inversa della rivoluzione industriale, rendendo i costi per la produzione di un singolo oggetto uguali a quelli della produzione di massa e quindi vanificando le economie di scala. Con tutto ciò che ne deriva, dalla delocalizzazione della produzione all’eliminazione dei costi ambientali legati al trasporto. Il secondo è che la stampa 3D produce attraverso il metodo “additivo”: ciò significa che invece di assemblare oggetti scartando gli avanzi utilizza unicamente il materiale necessario, aggiungendo strato su strato fino ad ottenere il prodotto finito, seguendo la mappatura digitale di modelli tridimensionali realizzati in CAD. E per prodotto finito intendiamo qualsiasi cosa, dagli organi umani alle future basi lunari. Per Barak Obamala stampa 3D sarà uno dei perni per rilanciare l’economia americana (e globale, aggiungiamo noi). Non è detto che riesca davvero a competere con la produzione industriale tradizionale in termini di costi ma di sicuro ci permetterà di creare oggetti altrimenti impossibili.

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COME SULLA CARTA

La stampa 3D casalinga sta seguendo una strada simile alla stampa cartacea. Dopo le stampanti da scrivania sono arrivati gli scanner 3D e unendoli si ottiene una “fotocopiatrice 3D”. In altre parole vi basterà inserire un oggetto nello scanner per ottenerne un altro identico. Anche una grande catena di cartoleria e articoli per ufficio come Staples ha iniziato a offrire un servizio di stampa 3D per architetti, designer e altri professionisti: proprio come agli albori delle stampanti cartacee. Come per le stampanti tradizionali, i sistemi per la stampa 3D presto diventeranno disponibili in versione “plug & play”. Oggi, infatti, un consumatore che volesse acquistare una stampante 3D deve anche costruirsela e non è affatto semplice per chi non ha grande esperienza meccanica e informatica. Eppure tutto questo sta cambiando e anche molto velocemente: poche settimane dopo aver offerto i servizi di stampa 3D professionali, Staples ha iniziato a offrire in vendita la stampante Cube X, uno dei primi modelli pensati per consumatori poco esperti, in vendita già assemblata a 1.299 dollari. All’orizzonte ce ne sono già tante altre: la società BotObjects ha presentato il primo modello da tavolo a colori, la ProDesk3D (tra i 2 e i 3 mila dollari), mentre Pirate 3D (un nome che non lascia presagire nulla di buono, pensate alle questioni legate alla proprietà intellettuale di oggetti) ha raccolto la bellezza di un milione di dollari (a fronte di un obiettivo iniziale di 100.000 dollari) su Kickstarter per creare una stampante 3D con un prezzo al pubblico di 347 dollari, già assemblata.

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RISOLUZIONE NANOSCOPICA

Il metodo additivo, per altro, non conosce limite di dimensioni: va dal piccolissimo al grandissimo. Alcuni scienziati austriaci hanno creato una macchina polimerizzatrice a due fotoni capace di realizzare modellini 3D di vari oggetti che misurano appena 100 nanometriAutodesk ha invece formato una partnership con Organovo per sviluppare un sistema per stampare tessuti biologici (quindi, in futuro, anche organi umani) attraverso la biostampante NovoGen. Lo scorso marzo a un paziente americano è stato sostituito il 75% del cranio usando una protesi stampata in 3D da Oxford Performance Materials. Passando ai progetti macroscopici è già partita la gara tra gli architetti per realizzare il primo edificio interamente stampato in 3D e l’ESA, l’agenzia spaziale europea, ha addirittura presentato un progetto per stampare in 3D delle basi lunari, usando il terriccio lunare per creare il cemento. Pensate che la NASA ne sta progettando una per stampare il cibo e c’è anche chi l’ha già usata per stampare armi da fuoco (non senza scatenare polemiche e timori a livello globale), capi d’alta moda e persinocopie di sè stessi. Uno degli aspetti più incredibili della stampa 3D, infatti, sono i materiali che possono essere utilizzati come “inchiostro”: i più comuni sono plastiche e polimeri vari ma, come per gli edifici si può facilmente utilizzare il cemento, ne esistono tanti altri. Uno studio di design americano, Emerging Objects, stampa oggetti addirittura con carta riciclata, sale (bianco, traslucido e a presa rapida), polimeri di cemento (resistentissimo e liscio), nylon (bianco, resistente e flessibile), acrilico (precisissimo) e persino con una speciale pasta ricavata da legno riciclato.

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Stratasys produce alcuni dei sistemi di stampa 3D semiprofessionali e professionali più diffusi e usati al mondo

VISIONI TRIDIMENSIONALI
La Stampa 3D potrebbe quindi essere una di quelle invenzioni che cambieranno il mondo, come Internet o come – potenzialmente – la robotica. Quindi abbiamo chiesto a due “guru” di questi settori cosa ne pensassero al riguardo. «Credo che stampare in 3D sia prima di tutto maledettamente divertente e sono assolutamente intenzionato a comprarmi una stampante il prima possibile» ci ha detto Tim Berners Lee, l’inventore del World Wide Web. «Le possibilità sono davvero enormi: se sul Web si potevano scrivere codici per creare elementi virtuali, oggi si possono scrivere codici per costruire stampanti 3D e poi altri codici per creare nuovi oggetti che possono addirittura essere condivisi in maniera libera. Applicare l’open source a oggetti solidi è un passo avanti incredibile. Eppure non so ancora dire, in questo momento, se si tratti solo di un hobby divertente o di qualcosa che potrà davvero rivoluzionare il mondo come accaduto con lo nascita del Web. Molto dipenderà dall’aspetto economico e se sarà davvero più conveniente costruire oggetti in massa o stamparli a livello locale, non solo per quanto riguarda le produzioni artigianali come accade oggi». Colin Angle, il fondatore e CEO di iRobot, che abbiamo intervistato qualche settimana dopo, si è detto decisamente più possibilista: «La stampa 3D può essere certamente considerata un settore delle robotica – ci ha spiegato – e iRobot è uno dei principali utilizzatori di servizi di stampa 3D in Massachussets. Conosco molto bene il processo e lo trovo estremamente affascinante e “cool”. Eppure ero molto scettico sulle sue potenzialità a livello consumer fino a pochi giorni fa, quando uno dei membri del board, una persona del tutto non-tecnologica, che si occupa di rapporti con i consumatori, mi ha confessato di averne comperata una per realizzare oggetti per i suoi figli e dare vita alle sue idee creative. Così mi sono convinto: sarà una fenomeno di notevole entità». A ulteriore conferma di questa opinione è da poco stata confermata l’acquisizione di Makerbot, uno dei principali produttori di stampanti 3D consumer da parte di Stratasys, uno dei più grandi produttori di stampanti 3D professionali. La cifra sborsata si aggira intorno ai 430 milioni di dollari, e servirà per creare un vero e proprio colosso della stampa 3D a tutti i livelli.

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Con il servizio offerto da Cerapersa potete usare la stampa 3D per progettare, modellare e creare qualsiasi oggetto vi immaginiate

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Se pensate che la stampa 3D sia ancora solo un progetto per pochi eletti, vi sbagliate. Anche da noi, inItalia molte aziende (inclusa la Ferrari) usano questi processi già da anni ma esistono anche servizi dedicati ai consumatori. Uno di questi è Cerapersa, un servizio di progettazione, modellazione e stampa di oggetti in 3D accessibile a chiunque dal sito www.cerapersa.com. Potete usare il servizio per far stampare le vostre idee usando materiali plastici o, se preferite, potete creare un gioiello (anello, pendaglio, spilla, ecc) usando il metodo della “cera persa”: prima lo fate modellare al computer e stampare in 3D, poi la plastica viene inserita in un calco di gesso, scaldata e colata. A questo punto si inserisce nel gesso il metallo (ora, argento, bronzo) fuso. Questo metodo è già utilizzato a livello artigianale ma grazie alla tecnologia della stampa 3D i vostri gioielli potranno assumere forme altrimenti impossibili da realizzare. Insomma, l’essenza stessa della stampa 3D. Noi però ne vogliamo – già da tempo – una tutta nostra. E voi?

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