L’incredibile potenziale di un processo chiamato FEBID

nanoscale-additive FEBID
Il sistema per il FEBID sviluppato dalla Georgia Tech

FEBID, Focused Electron Beam Induced Deposition, ovvero la versione “nano” dell’FDM, un po’ come la Two Photon Lithography e la Two Photo Polymerization corrispondono all’SLA e al Polyjet. Si tratta di una tecnica inventata addirittura negli Anni ’70 ma ora la Georgia Tech University ha ricevuto una nuova ondata di finanziamenti per affinarla, potenziarla ed esplorarne ulteriormente gli utilizzi. Attraverso la FEBID si concentrano raggi di elettroni ad alta energia e un flusso di gas reagente termicamente eccitati su un substrato. All’impatto gli elettroni del substrato causano causano una decomposizione delle molecole del gas reagente che vanno a formare strutture tridimensionali nanoscopiche la cui forma, dimensioni e posizione può essere controllata con grande precisione. In questo modo quindi è possibile costruire strutture nanoscopiche purissime usando una vasta gamma di materiali diversi. Con alcune modifiche il sistema potrebbe funzionare come una stampante 3D macroscopica in grado di stampare strutture di pochi manometri da utilizzare come interfacce per interconnettere i prodotti a base di grafene e nanotubi di domani, con migliaia di possibili applicazioni, dall’elettronica ai biosensori.

La tecnologia può funzionare e il finanziamento da 600.000 dollari aiuterà gli scienziati guidati da George W Woodruff della School of Medical Engineering di Georgia Tech a comprenderla più a fondo, ad accelerare la velocità di stampa e ad eliminare i depositi indesiderati di carbone che si formano come effetto collaterale del processo. Una possibile soluzione, che permetterebbe di accelerare i tempi di deposito dei materiali è quella di usare jet multipli contemporaneamente sfruttando la scalabilità del sistema. Le potenziali applicazioni della manifattura additiva su scala nanoscopica rivoluzionerebbero la scienza dei materiali, la medicina e l’elettronica ma per capire quali saranno bisognerà affinare ulteriormente il processo nel corso dei prossimi anni.

Via 3Dprintingindustry.com e Georgia Tech

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