Lo Smithsonian vuole scansire in 3D (e rendere stampabile) la sua collezione di 137 milioni di reperti

Wright

Con 19 musei, nove centri di ricerca e oltre 140 istituzioni affiliate in tutto il mondo, lo Smithsonian è il più grande complesso museale al mondo. La sua intera collezione consiste di 137 milioni di reperti, oggetti antichi, opere d’arte d’ogni epoca e fossili. Di questo enorme patrimonio, che racconta la storia del nostro pianeta e di tutti i suoi abitanti, solo l’1% può effettivamente essere esposto nelle sale dei musei mentre il 99% rimane accessibile solo a studiosi, archeologi e ai professionisti che lavorano nelle varie sedi dell’istituzione americana.

SMITHSONIAN X3D – Ora però, grazie alle nuove tecnologie di scansione 3D, che permettono di ricreare rapidamente una versione virtuale di qualsiasi oggetto, che può poi essere ri-fisicizzata attraverso le sempre più diffuse tecnologie di stampa tridimensionali, l’intera collezione sarà a disposizione di qualunque scuola, museo o istituto di ricerca, in ogni parte del globo. Questa, almeno, è la promessa del progetto Smithsonian X3D e, anche se ci vorranno ancora diversi anni, le possibilità che offre avranno una portata epocale sul modo in cui le generazioni presenti – ma soprattutto quelle future – vivranno lo studio del passato.

COPIA DI OGNI REPERTO – Per creare una copia esatta in digitale di ogni reperto, a un tasso di una scansione al minuto (che è già una stima molto ottimistica), ci vorrebbero 260 anni lavorando 24 ore al giorno. Quindi il progetto è partito dal 10% della collezione che significa 13,7 milioni di modelli digitali. Si tratta comunque di un numero astronomico, anche perché i tecnici dello Smithsonian stanno scansendo in 3D sia i reperti nei magazzini dei musei, sia interi siti archeologici in giro per il mondo e persino le immagini catturate dai telescopi terrestri e satellitari. Con la crescita del progetto emergono nuove possibilità, così come nuove opportunità di documentare e rendere eterni i lasciti delle generazioni passate, studiandoli più approfonditamente come mai avvenuto e permettendo di registrare ogni dettaglio per effettuare paragoni e raffronti immediati.

DETTAGLI – La modellazione in 3D avrà un impatto su tutti gli aspetti del museo, dalle esibizioni alla ricerca e alla preservazione delle opere. La risoluzione degli scanner attuali permette già di rilevare dettagli praticamente invisibili a occhio nudo, senza nemmeno toccare oggetti che spesso sono estremamente delicati e deteriorabili. «La tecnologia 3D ci aiuterà in modi che ancora non comprendiamo a pieno», spiega Adam Metallo, 3D Digitization Program Officer dello Smithsonian. «Ogni giorno riceviamo proposte per progetti che esplorano nuove possibilità e sfruttano un nuovo potenziale della tecnologia che non avevamo ancora considerato. Abbiamo appena scalfito la superficie delle possibilità».

UNA NUOVA ERA PER LA SCIENZA – Anche se potrebbero volerci anni e persino decenni per portarlo a termine, X3D è già accessibile. Il browser dei modelli scansiti, realizzato grazie al supporto di Autodesk, uno dei più importanti produttori di software per la grafica 3D, e di 3D Systems, il principale produttore di stampanti 3D, permette già di visualizzare (unico requisito un browser dotato di software WebGL, come gli ultimi Chrome e Firefox) – decine di modelli, ingrandendoli, riducendoli e ruotandoli a piacimento. X3D cambierà la vita professionale di migliaia di archeologi, geologi, studiosi, insegnanti e aprirà nuove porte alla conoscenza, sfruttando anche tecnologie già accessibili a tutti come i social media.

ALTRE INIZIATIVE – Lo Smithsonian non è la sola istituzione a sfruttare la tecnologia 3D. Usando macchine fotografiche digitali, iPhone e l’App 123DCatch, Africanfossils, altra iniziativa nata grazie al supporto di Autodesk, ha creato un laboratorio virtuale in cui è possibile esplorare le versioni digitali in 3D dei fossili di animali, primati e umani preistorici trovati intorno all’area del lago Turkana, tra Etiopia e Kenia. I fossili, che altrimenti sarebbero inaccessibili, possono anche essere scaricati, condivisi e stampati in 3D da chiunque voglia studiarli. L’associazione GeoFabLab della Iowa State University si dedica, invece, a creare un «flusso di lavoro efficace per fotocopiare le rocce». L’idea è che unendo le più avanzate tecnologie di CT Scanning (tomografia computerizzata ai raggi X), di visualizzazione/modellazione grafica e di stampa 3D sarà possibile ricreare perfettamente la porosità di ogni tipo di materiale geologico, condividendolo online tra tutti gli istituti per facilitare la ricerca scientifica. Al momento GeoFab lab ha già scansito e condiviso oltre cento modelli sul suo canale di Thingiverse, il principale network al mondo per la condivisione di modelli digitali stampabili.

IN ITALIA – In Italia un progetto simile era stato presentato dall’Enea qualche anno fa e prevedeva la creazione, attraverso le tecnologie di scansione 3D, di un museo virtuale. Ma la proposta, però, non è purtroppo stata ancora concretizzata.

Il mio articolo è stato pubblicato originariamente su Corriere.it

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