Feature 3D Printer: Mcor IRIS

iris_printer

Modello IRIS
Produttore Mcor Technologies
Metodo Selective Deposition Lamination (SDL)
Informazioni
Era da un po’ che mancava la nostra rubrica sulle stampanti 3D professionali e industriali. La IRIS di Mcor è uscita poco più di un anno fa a novembre 2012, ma abbiamo deciso di dedicargli questa rubrica sia perché utilizza una tecnologia molto particolare di cui non abbiamo mai parlato su questo blog e di cui mi sono appena reso pienamente conto dell’importanza, dopo aver letto un rapporto sull’impatto ambientale della stampa 3D di cui parlerò più avanti.

La questione è che quel rapporto ha messo in risalto – pur senza mai citarla – il bassissimo impatto ambientale della IRIS e delle stampanti 3D di Mcro Technologies, società irlandese molto interessante. Per assurdo, una delle ragioni per cui ho sottovalutato l’importanza di Mcor è proprio che pensavo che il loro sistema era sia antiquato che dannoso per l’ambiente. Perché? Perché le sue stampanti 3D usano la carta e non un impasto di carta bensì normalissimi fogli di carta A4. Per stampare li ritagliano a formare uno strato dell’oggetto e poi li incollano – o meglio – sigillano – insieme. Usando una tecnologia chiamata Selective Deposition Lamination (SDL).

In questo modo le stampanti di Mcor sono in grado di ridurre enormemente sia il costo dei materiali sia quello dei consumi (ci vuole molto meno energia a tagliare la carta che a fondere la plastica). Addirittura si parla di una riduzione dei costi per oggetto stampato del 95%: e il bello è che il paragone va fatto con le stampanti full color, come le Projet (Color Jet Printing) e le Zcorp, che utilizzano polveri sinterizzate, non facilmente riciclabili (ad oggi).

Io pensavo che utilizzare la carta fosse pericoloso per l’ambiente, immaginando il disboscamento globale per alimentare le stampanti 3D di domani ma la realtà è che per i modelli 3D e gli oggetti che possiamo stampare oggi possiamo facilmente utilizzare carta riciclata, oppure addirittura i fogli utilizzati in stampanti 2D. Quindi impatto ambientale nullo, consumi ridotti del 95%, full color. E la risoluzione? Forse quello è l’unica debolezza di questa tecnologia. Non è paragonabile alle stampanti CJP e Zcorp però è in linea con le FMD di base, quindi circa 100 micron sull’asse Z. Ah, un’ultima cosa non trascurabile: il prezzo.

Non so quanto costino oggi le Projet 660 di 3D Systems – mi devo informare, lo so, ma non ho avuto tempo – però il prezzo della Mcor IRIS, almeno per quanto riguarda un’istituzione accademica o un’azienda, non è elevato: al lancio il piano triennale D Plan di Mcor prevedeva un costo di 15.866 dollari all’anno con inclusa la manutenzione gratuita. La carta è esclusa.

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