Con la stampa 3D chi non vede, vede meglio

go_tempsdeflors_06-940x563Da qualche tempo sto cercando di esprimere a parole un concetto la cui importanza mi è parsa subito evidente ma che non riesco a contestualizzare nel modo in cui vorrei. Quindi provo a scriverlo come mi viene, facendo qualche premessa.

Tutto è nato dopo aver visto – e scritto – alcuni articoli di progetti di stampa 3D per i non vedenti. Si tratta di progetti di stampa 3D che, attraverso l’alfabeto Braille, quello “fisico e tridimensionale”, con i puntini che fuoriescono dalla superficie per formare lettere parole, permettono, a chi ha difficoltà visive di vivere l’esperienza personalizzata offerta dai nuovi metodi creativi.

Ma questa è solo una delle premesse. Quello che mi ha colpito di questi progetti – non subito a dir la verità (perché per chi ci vede è molto difficile entrare nell’ordine di idee di chi invece deve usare altri sensi per percepire forme e istruzioni) ma considerandoli nella loro totalità – è che la stampa 3D può permettere ai non vedenti di partecipare in modo molto più attivo alla rivoluzione digitale.

starcluster3

Finché i contenuti digitali erano confinati al virtuale, infatti, erano relegati in un mondo bidimensionale a cui chi non vede poteva accedere solo in modo estremamente limitato, attraverso assistenti vocali (poco pratici e decisamente poco accurati) oppure con l’aiuto di qualcuno. Con la stampa 3D le creazioni digitali diventano fisiche, quindi si possono “vedere” anche con il tatto. Così le splendide immagini del telescopio Hubble, che per quasi un ventennio ci hanno deliziato mostrandoci le incredibili strutture che popolano il nostro Universo, possono essere tradotte in forme fisiche. Per chi ci vede potrebbe essere difficile comprendere il valore di queste strutture di plastica ma sospetto che chi non vede può, attraverso il proprio senso del tatto “aumentato”, formare nella propria mente un’immagine altrettanto emozionante e senza dubbio un’idea più precisa di quello che esiste nello spazio profondo.

Allargare gli orizzonti non è tutto. Un’altro aspetto da considerare è che i non vedenti sono una minoranza e come per molte altre minoranza, può essere che realizzare degli oggetti appositamente per loro non sia economicamente sostenibile su larga scala. Ma la stampa 3D è la rivoluzione degli oggetti personali e, anzi, i benefici della stampa 3D sono particolarmente apparenti per piccoli gruppi di persone con le stesse esigenza. Quindi le possibilità offerte dalla stampa 3D sono eccezionalmente adatte a soddisfare le esigenze delle minoranze, soprattutto se queste necessitano di oggetti pensati realmente su misura per loro. Ora non dovranno più aspettare che qualcuno li produce ma potranno produrseli da soli.

Fittle fish 4Così è nata l’idea di Fittle, il bellissimo progetto di una giovane studentessa indiana per aiutare i più piccoli con disabilità visive a imparare l’alfabeto Braille divertendosi. Il divertimento è legato al fatto che l’apprendimento avviene attraverso un gioco in cui il bambino interagisce sia con le lettere in Braille sia con le forme finite degli oggetti, che può toccare e quindi vedere. Un progetto come Fittle potrebbe non aver mai visto la luce del sole se non fosse per le possibilità creative personalizzate della stampa 3D, dove il creatore dell’idea deve solo sviluppare il progetto digitale e poi distribuirlo a una platea globale di persone che ne possono trarre utilizzo e quindi scelgono di fabbricarselo, in casa o, in particolare in questo caso, attraverso la condivisione di stampanti 3D resa possibile dal servizio di 3D Hubs (partner del progetto).

Così arriviamo a un altro progetto che fa pensare, come dovrebbero tutti i progetti di matrice artistica. I designer di Growthobjects hanno sviluppato The Form of Scents insieme all’Università di Girona. Si tratta di sei fiori stampati in 3D sui cui petali sono scritte in Braille le frasi di alcuni poemi. In questo modo il fiore stampato in 3D non ha solo una forma piacevole al tatto ma è in grado di suscitare nuove emozioni: come un fiore reale suscita emozioni in chi vede attraverso i suoi colori, questo fiore digitale suscita emozioni attraverso ciò che comunica fisicamente a chi lo tocca.

go_tempsdeflors_experience_06-940x563

In conclusione, quello che sto cercando di dire è che, mentre la rivoluzione digitale era basata sulle immagini e quindi richiedeva il pieno possesso delle facoltà visive, una rivoluzione che ci permette di creare oggetti digitali tridimensionali fisici trascende queste barriere e chi soffre di disabilità visive può essere al centro, invece che ai margini, di questo nuovo paradigma culturale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...