Chiariamolo una volta per tutte: il Digital Knitting è stampa 3D?

All’interno  del movimento “maker” c’è un ramo creativo che utilizza le macchine per fare oggetti seguendo le istruzioni digitali. In pratica un prodotto finito viene assemblato usando semplicemente il materiale di cui ha bisogno, utilizzando forme di tecnologia open source presenti da molto tempo.

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Questo però non si basa su processi FDM/FFF o SLA. Si tratta di OpenKnit, un’evoluzione della Soft Digital Fabrication. Sotto molti aspetti la macchina OpenKnit è simile ad una stampante 3D FDM/FFF, soltanto che produce i vestiti. Utilizza aghi e guide invece della testina di un estrusore.

Le guide per i fili sono controllate da un sistema che lo muove e lo direziona, conoscendone la posizione in ogni momento. Invece dei filament in ABS e PLA vengono utilizzati tre gomitoli di materiale tessile, uno per ogni sezione tubolare dell’indumento (per esempio per le due maniche e il busto) e tre guide per direzionale i fili.

Come la maggior parte delle stampanti 3D, OpenKnit è guidata da un file digitale controllato da una scheda Arduino Leonardo. La macchina e’ stata creata da Gerardo Rubio che vorrebbe venderla a meno di €550 in modo da neutralizzare ed contrastare le dinamiche dell’industria tessile attuale, che negli anni si e’ concentrata sulla fabbricazione di massa di prodotti tessili a basso costo, sfruttando condizioni lavorative precarie (in alcuni casi anche simili alla schiavitù) con un impatto inevitabile e rovinoso sulla società’ e l’ambiente.

Screenshot 2014-02-20 15.54.35Partendo dalla materia prime tessili, OpenKnit utilizza il software Knitic (qualunque movimento di maker legato a tecniche di fabbricazione digitale ha bisogno sia di hardware che di software open source). Il progetto è ancora in fase di sviluppo, sia a livello di software che di hardware, ma le sua potenzialità sono evidenti: dare l’opportunità agli utenti di creare il loro abbigliamento personale, su misura, attraverso file digitali. Producendo e progettando digitalmente e in loco.

Rubio dice di esser stato ispirato dal progetto RepRap e definisce la macchina OpenKnit una vera e propria stampante. Ultimamente la definizione di stampa 3D e’ sempre meno rigida. Sicuramente OpenKnit può essere considerato un sistema di produzione digitale con procedimento additivo, e questo aspetto può essere sufficiente per considerarla stampa 3D.

Qualche tempo fa è stato presentato un altro progetto interessante che si definiva Stampa 3D tessile: i maglioni personalizzati, su misura, prodotti da Appalatch, son stati protagonisti di una campagna di successo su Kickstarter per creare una macchina che potesse realizzare maglioni direttamente dal cotone e dalla lana grezza, coltivati e raccolti in loco. Per farlo utilizza una macchina per maglieria controllata digitalmente, proprio come OpenKnit, che permette di realizzare maglioni su misura in base alle misure esatte di ogni singolo individuo.

DkIY 2Mentre il progetto Appalatch era focalizzato su prodotti fatti in America, il video introduttivo di OpenKnit scherza sull’attenzione maniacale per le marche, tipica dei paesi del Sud Europa. Rubio visita i negozi di alcune famose griffe spagnole, come Disegual e Zara, e sostituisce i capi sui manichini con i suoi capi realizzati via OpenKnit. Il concetto che vuole trasmettere e’ chiaro: puoi farti degli abiti da solo e possono essere altrettanto belli e validi rispetto alle produzioni industriali. Il “marchio” non e’ necessario, sopratutto se consideri che la maggior parte delle linee di abbigliamento prodotte in serie è “made in Asia”.

Personalmente ciò’ che mi affascina maggiormente, quando si parla di sistemi di produzione digitale per abbigliamento, è il concetto di sistemi elettronici integrati “indossabili”. Lo scorso Novembre ho avuto l’opportunità’ di visitare Roya Ashayer-Soltani al Laboratorio Nazionale di Fisica brittanico. Lei ed il suo team hanno sviluppato un sistema che trasforma la fibra di cotone in circuiti conduttivi grazie all’utilizzo di nanoparticelle di grafite. Questo vuol dire che il cotone mantiene le sue proprietà, quali l’elasticità’ e la morbidezza, diventando anche in grado di trasmettere segnali elettronici.

Ora immaginatevi questo: una maglietta di cotone conduttivo fabbricata digitalmente, tinta usando pittura OLED e quindi in grado di ritrarre in tempo reale, sulla vostra pancia, un immagine digitale in movimento. Ashayer-Soltani ha confermato che è fattibile, unendo le potenzialità di tutte queste tecnologie. Scordatevi i Google Glass e il Samsung Galaxy Gear: la fabbricazione digitale tessile a fibre conduttive potrà anche non essere, a rigor di termini, considerata stampa 3D, ma sarà l’unico modo per creare la vera elettronica indossabile.

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