Gli USA puntano forte sulla stampa 3D: Italia svegliati!

Obama-SOU_largeIl mio collega Michael Molitch-Hou di 3dprintingindustry.com ha appena rivelato i nuovi progetti di Barack Obama per la stampa 3D. Guidati dalla leadership e visione di Obama, almeno per quanto riguarda tutto ciò che che è innovazione tecnologica, gli USA punteranno sempre più forte sul futuro della stampa 3D, considerata una enorme risorsa per creare positi di lavoro, rilanciare l’economia e favorire una, nuova e più sostenibile, crescita economica. Il governo USA investirà 70 milioni di dollari, a cui si aggiungono 250 milioni di dollari forniti da industria e mondo accademico, la creazione di un laboratorio a Chicago per la produzione digitale e altri 70 milioni di dollari per un altro centro a Detroit dedicato allo sviluppo di metalli ultraleggeri. Queste iniziative vanno ad aggiungersi ad America Makes e alla recente decisione della stessa Casa Bianca di ospitare una Maker Faire. Obama ha anche anticipato che a breve verranno resi pubblici anche altri 4 progetti sempre collegati alla manifattura digitale.

Il laboratorio di Chiacago si chiamerà Labs UI e svolgerà attività simili all’istituto America Makes. Sarà guidato Dean Bartles di General Dynamics e riceverà il supporto di molti degli stessi (giganteschi) partner di America Makes: Rolls Royce, Dow Chemical, Procter & Gamble, General Electric, la stessa General Dynamics, Lockheed Martin, Honeywell, Rockwell Collins, Microsoft, Boeing, Autodesk and 3D Systems. A livello accademico i partner includono diversi istituti universitari tra cui l’Università di Chicago, l’Università del Texas ad Austin, Notre Dame e Madison. Uno dei primi progetti del Digital Lab sarà lo sviluppo della piattaforma DMC (Digital Manufacturing Commons), un network open source per la progettazione e la produzione collaborativa in tempo reale che permetta di condividere i dati dal processo di progettazione all’interno ciclo di vita del prodotto.

“Questa è una grande opportunità, non solo per Chicago, ma per tutto l’Illinois”, ha detto il rappresentante democratico Bill Foster, uno scienziato e imprenditore con oltre 20 anni di esperienza come fisico presso il Fermi National Laboratory. “Come scienziato e uomo d’affari, ho visto in prima persona come la produzione digitale può stimolare la crescita. Il Digital Lab fornirà ai produttori l’opportunità di sviluppare ed espandere le nuove tecnologie, rilanciando la produzione in Illinois, creando nuovi posti di lavoro e favorendo la crescita della nostra economia. Avando avviato una società hi-tech che oggi offre centinaia di posti di lavoro per la produzione nel Midwest, so che ci sono due modi per competere: possiamo correre verso il basso con salari e benefici bassi, oppure possiamo correre al top con competenze e tecnologie elevate. Con la creazione del Digital Lab, l’Illinois è in competizione in una corsa verso l’alto.”

Oltre all’istituto produzione digitale, il presidente Obama ha anche annunciato la costituzione del Lightweight and Modern Metals Manufacturing Innovation (LM3I), una struttura dedicata allo sviluppo di nuovi metalli leggeri. L’LM3I, che avrà sede a Detroit e riceverà altri 70 milioni di dollari dal Dipartimento della Difesa, farà leva sulla leadership di EWI, un’organizzazione composta di 60 membri, che conduce ricerche nella produzione di metalli quali alluminio, titanio e acciaio ad alta resistenza.

L’annunicio di Obama

Il presidente, infine ha annunciato il lancio di un ulteriore concoroso per la costituzione di un insituto per lo studio di materiali compositi avanzati. Questo istituto si affiancherà ad America Makes, al Next Generation Power Electronics National Manufacturing Innovation Institute e al National Network for Manufacturing Innovation (NNMI) per permettere agli Stati Uniti di competere con l’Europa per la manifattura avanzata e con la Cina per la manifattura di massa. L’idea è che molta della produzione manifatturiera del futuro sarà infatti concentrata nelle aree adiacenti a questi centri di ricerca.

Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, dalla Siria al Venezuela, dall’Ucraina all’Afghanistan, potrebbe non sembrare il momento di pensare al futuro. Ma la Guerra, per quanto tremenda, ci spinge, anzi, a pensare al futuro più che mai e gli Stati Uniti lo stanno facendo. L’Italia è a pezzi ma (per ora) sopravvive solo grazie alle sue eccellenza, artigianali e industriali, diffuse su tutto il territorio. Se gli Stati Uniti, che ci hanno da poco superato proprio in termini di utilizzo di tecnologie per la manifattura additiva avanzata, lavorano per sviluppare metodi di eccellenza manifatturiera e artigianale l’Italia è finita, morta. Totalmente morta. Le nostre aziende migliori sopravviveranno ma fuggiranno tutte altrove.

Gli USA possono contare sugli investimenti di veri colossi industriali ma anche l’Italia ha delle grandi aziende multinazionali: siamo leader nella plastica, nei gioielli, abbiamo ENI, Pirelli, Finemccanica, Fiat, Ferrari, DeAgostini, SARAS, Italcementi, Marcegaglia, Barilla, MV Agusta, Ducati e tutte le grandi griffe della moda. Perchè questi colossi non fanno la stessa cosa delle aziende americane finanziando laboratori, da cui possano nascere altre aziende, sul territorio italiano?

Non ci marcano certo gli ingegneri, i designer, i creativi, i ricercatori nelle Università. Telecom ha creato un laboratorio di questo tipo a Ivrea e sapete cosa è successo? Massimo Banzi ha progettato Arduino, uno degli sviluppi più rilevanti dell’intero panorama creativo digitale globale di tutti i tempi. Perchè le grandi aziende italiane non investono nel futuro come in America? E se lo fanno perchè non ne parla nessuno? Perchè nessuno lo sa? Perchè io posso sapere cosa succede nell’industria manifatturiera America e non quello che succede in quella italiana?

O perchè nessuno lo fa o perchè nessuno lo dice. Se nessuno lo fa è colpa dell’apparato dirigenziale. Se nessuno ce lo dice è sempre colpa dell’apparato dirigenziale. Perchè dircelo sarebbe il dovere di politici e di giornalisti ma sono sempre troppo occupati a parlare e a pensare ad altro. Non stiamo parlando di regalare soldi a caso ma di selezionare accuramente le migliori indivdualità che fuoriescono dalle nostre università e coinvolgerle in progetti di ricerca e sviluppo in un settore che sta letteralmente esplodendo e in cui siamo stati all’avanguardia per vent’anni. Senza che nessuno lo sapesse.

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