Tooteko vuole che l’arte stampata in 3D parli ai non-vedenti

Le incredibili possibilità che la stampa 3D può aprire ai non vedenti non sono più una novità. Alcuni musei si stanno già attrezzando per offrire repliche 3D delle proprie collezioni e solo pochi giorni fa, in occasione della Milano Design Week, vi abbiamo parlato moltissimo del progetto Design in the Dark, intrapreso dal Phy.Co Lab del Politecnico di Milano, con cui Maximiliano Romero e il suo team hanno voluto usare la stampa 3D per dare alle persone con disabilità visive la possibilità di esprimersi creativamente, artisticamente e funzionalmente proprio attraverso la fisicità degli oggetti stampati.

tooteko art 1La possibilità di interagire non solo attraverso il tatto, ma – sfruttano tecnologie e sensori – anche attraverso il senso dell’udito, per comprendere a pieno le opere artistiche dei patrimoni mussali italiani (e globali) sono al centro del progetto portato avanti dalla start-up italiana Tooteko, che vuole fornire gli strumenti necessari per superare qualsiasi barriera per vivere l’arte non più solo attraverso la vista.

Ciò che ancora manca alle repliche stampate in 3D che alcuni musei – in particolare quelli che si rivolgono proprio ai non-vedenti – sono già in grado di offrire è un sistema interattivo per aggiungere spiegazioni vocali all’esperienza tattile. Serena Ruffato, Master in Architettura Digitale dallo IUAV di Venezia e co-fondatrice di Tooteko, vuole sfruttare l’esperienza maturata con la sua tesi di laurea “Architettura e ipovedenti: Rapid Prototyping per l’integrazione” per integrare sensori interattivi all’interno delle repliche stampate in 3D in modo da fornire spiegazioni dettagliate in base alle aree toccate.

headphones prototypesIl progetto verrà realizzato con il supporto del co-fondatore di Tooteko, Fabio D’ Agnano, Coordinatore del Master in Architettura Digitale dello IUAV di Venezia, che vanta oltre 20 anni esperienza nella modellazione solida e nella prototipazione. “Siamo partiti dai modelli 3D che sono già presenti in alcuni musei italiani, come l’Istituto Francesco Cavazza di Bologna e il Museo Tattile Omero di Ancona – dice Serena – e abbiamo deciso di aggiungere qualcosa che può apparire ovvio ma nessuno aveva mai fatto prima: le spiegazioni vocali”.

La stampa 3D ricopre un ruolo fondamentale nel progetto di Tooteko, ma la società è tecnologicamente agnostica, nel senso che mira solamente a raggiungere il suo obiettivo finale di accessibilità e per farlo userà qualsiasi tecnologia. Nella maggior parte dei test effettuati finora, l’interattività viene implementata attraverso sensori capacitivi che rilevano il tocco di una persona e attivano la trasmissione del contenuto audio a un set di cuffie intelligenti.

Le cuffie si collegano automaticamente al modello e ricevemmo le informazioni digitali. Il primo prototipo di Tooteko Art è stato recentemente presentato negli Stati Uniti; ora il prossimo passo per è trovare fondi sufficienti per iniziare la fase di beta testing in strutture ad accesso standardizzato, come il Museo Archeologico di Venezia. Una volta assicurati i fondi, Tooteko svilupperà alcune repliche 3D a cui applicare la propria in una serie stress-test.

Tooteko sensorsLe repliche possono essere esatte o miniaturizzati. Gli oggetti di dimensioni troppo ampie dovranno essere ridotti per adattarsi all’estensione massima del braccio di una persona, così come alcuni oggetti troppo piccoli, come le monete, potrebbero essere ingranditi per consentire un’interazione più agevole.

“Ora siamo alla ricerca di nuovi partner tecnici per replicare almeno 10 opere presenti nel Museo Archeologico di Venezia”, ci racconta Serena. “Stiamo parlando sia con imprese locali e che con operatori stranieri per ricevere un supporto in termini di scansione 3D, stampa 3D e integrazione dei sensori. Le Scansioni 3D sono probabilmente l’aspetto più difficile e costoso da coprire, mentre per la stampa 3D abbiamo ricevuto il supporto di HSL, una società professionale di prototipazione rapida basata nel Nord Italia con anni di esperienza in molti settori industriali. Poi naturalmente ci sono i musei, che in molti casi proprio non vedono l’ora di integrare i nostri sistemi ” .

Considerando l’entità del patrimonio artistico in Italia e le potenzialità del progetto per una vera democratizzazione dell’arte a livello mondiale, il team di Tooteko ha un sacco di lavoro davanti sé Speriamo che possano iniziare il più presto possibile.

Qui sotto trovate alcune immagini del progetto Design in the Dark del Phy.Co Lab – Politecnico di Milano

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