TOME 3D printer: un primo passo verso la stampa 3D “portatile”

Creatività: è questa la parola che ricorre sempre quando si parla di stampa 3D. Ma in alcuni casi, questo concetto non è per forza legato alle “opere” realizzabili grazie alle stampanti 3D, ma può addirittura essere legato al dispositivo stesso. Come nel caso di TOME 3D printer, un primo esempio di come potrebbe essere una stampante 3D “portatile” per lo spazio, e non solo.

main photoTroppo veloci? Andiamo per gradi: prima di tutto partiamo con il precisare che per ora TOME non esiste, è solo un progetto. Più nello specifico, fa parte di uno dei progetti in concorso per l’Hackday prize, ovvero un’iniziativa volta a mettere le basi per lo sviluppo di tecnologie socialmente utili per il futuro. Il vincitore del primo premio riceverà un biglietto per andare nello spazio; il tutto sarà visionato da dei giudici che valuteranno i progetti a seconda dell’impatto sociale ottenuto.

Ma tornando a TOME, si tratta di una stampante 3D portatile, alimentata a batteria e caratterizzata da un’area di stampa di circa 5 pollici cubi. Il progetto è stato sviluppato dal giovane ingegnere elettro-meccanico Philip Ian Haasnoot, che di anni ne ha appena 25, e utilizza filamenti di PLA. Come anticipato, il lato più interessante di TOME è il fatto di essere portatile: vale a dire, che si può utilizzare “wireless” per realizzare oggetti al volo e in qualsiasi luogo – d’altronde una volta che va bene per le missioni spaziali, sul nostro pianeta non dovrebbe avere il minimo problema. Questo grazie proprio al sistema di alimentazione che sfrutta una non ancora specificata batteria per garantire un’operatività di 4 ore, ampliabile fino a 6 con l’aggiunta di un pack addizionale.

featureNonostante per ora non sia realtà, TOME ha di sicuro un potenziale elevatissimo: basta pensare alle innumerevoli applicazioni che può trovare anche nella vita reale, da usi scientifici fino all’impiego, come suggerisce il suo stesso ideatore, in campo medico – tipo nelle strutture ospedaliere temporanee. Magari non la troveremo mai sugli scaffali dei nostri negozi, ma il grosso merito di Haasnoot è quello di aver dimostrato con TOME 3D come sia possibile creare una stampante 3D portatile e pienamente funzionate; che poi, dovrebbe essere la giusta evoluzione delle tecnologie di 3D printing, vista la loro versatilità. Il futuro potrebbe riservarci network di stampanti che lavorano in maniera totalmente indipendente, ognuna intenta a produrre un pezzo che andrà a comporre un oggetto completo. Insomma, una rivoluzione a portata di mano.graph 3d printing

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