RegenHU sta per commercializzare il primo impianto osseo biostampato in 3D

“Biostampa” è una delle parole più diffuse nell’ultimo periodo all’interno del mondo del 3D printing; anche perché, vista l’importanza colossale che questa tecnologia può avere nel campo medico, è più che giustificato il grandissimo interesse che la circonda.

3ddiscovery_600Certo, ancora ci vorrà un bel po’ prima che si possano vedere degli organi sintetici completamente funzionanti e stampati in 3D, ma comunque esistono applicazioni concretissime già ora. In quest’ottica, quello che sta facendo la svizzera RegenHU è qualcosa di veramente interessante: l’azienda con sede nel cantone di Friburgo ha sviluppato una serie di “consumabili” per la stampa di impianti sintetici.

In particolare, al momento RegenHU può contare su differenti prodotti: per esempio Bionik, un hydrogel per la “crescita” di differenti tipologie di cellule, e Osteoink, un fosfato di calcio pensato apposta per creare impianti utilizzando le stampanti presenti a RegenHU – ovvero la BioFactory e la più “abbordabile” 3DDiscovery, impiegata già in campo medico a Utrecht. Ma non è tutto; perché esiste anche un terzo prodotto che, sorprendentemente, nel prossimo futuro potrebbe addirittura arrivare in commercio. OsteoFlux, un materiale pensato apposta per la stampa di impianti ossei (e particolarmente adatto alle protesi dentarie). La forma di base è quella di un cubetto di zucchero, ma OsteoFLUX può contare su una bioarchitettura stabilissima e che consente di modellare facilmente ogni tipo di “formato osseo”, garantendone al tempo stesso la durata nel tempo.

osteoink, bioinkCome prevedibile, si tratta di un materiale pensato prevalentemente per il campo professionale – vista la mole di lavoro necessaria alla modellazione in 3D dell’impianto che si intende stampare e il costo elevato delle stampanti 3D necessarie a realizzarlo – ma ciò nonostante rappresenta uno “step” rilevante in campo sia biomedico che tecnologico. I benefici, infatti, sono molteplici, dalla classica possibilità di modellare un impianto sintetico personalizzato a seconda del caso alla drastica diminuzione dei costi di produzione. Di sicuro c’è ancora tanta strada da fare, con nuovi materiali da sviluppare e tecnologie da perfezionare col passare del tempo, però RegenHU ha intrapreso la direzione quella giusta; e forse, tra qualche tempo, l’intera produzione di impianti sintetici potrebbe evolversi lungo questa strada.

Osteoflux

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