Ultimaker “Youmagina” un futuro open source

Dal Proto Space, il Fab Lab di Utrecht, a diventare la società che sta aprendo la strada alla produzione personale: ci sono voluti solo poco più di tre anni e due modelli di stampanti 3D per la Ultimaker per diventare l’esempio principe di mentalità open source abbinato ad un business redditizio, in crescita aziendale.

Tutto è iniziato quando due dei co-fondatori della società, Martijn Elsermann e Erick de Bruijn, hanno scoperto le stampanti reprap. Smanettando un po’ sono riusciti ad assemblarne una decina, ma di queste solo de funzionavano a dovere. Questo mi racconta Sander Strijbos , che si oggi si occupa di gestire la vivace comunità Ultimaker ed è stato con l’azienda fin dai primissimi passi. “Così hanno attuato alcuni miglioramenti e condiviso le loro idee con i maker nei Fab Lab. Hanno realizzato il primo modello e hanno pubblicato tutto open source”.

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Poi hanno iniziato a ricevere e-mail di persone interessate al prodotto, ma senza il tempo o la voglia di procurarsi tutti i componenti. Dato che erano rimasti diversi componenti, i fondatori Ultimaker li hanno venduti come kit fai-da-te. “Non pensavano di avviare una società”, prosegue Sander. “Facevano tutto a casa di Martijn. A un certo punto la casa era piena di scatole Ultimaker da spedire. C’erano TIR che andavano e venivano, causando non poco trambusto”.

Così deciso alla fine hanno deciso di costituire una società a pieno titolo e di aprire una piccola fabbrica. Hanno scelto il minuscolo paese di Geldermalsen perché si trovava più o meno al centro rispetto alle tre città in cui vivevano i soci fondatori, a cui nel frattempo si è aggiunto Sert Wijnia.

Ultimaker

La fabbrica si trova nel posto ideale per una piccola azienda di stampa 3D: in quella che era una piccola scuola, dall’altra parte dell’autostrada rispetto alla stazione ferroviaria, con intorno solo campi verdi. Sander è entrato a far parte del team nel dicembre del 2011. Da allora l’azienda ha prima raddoppiato e poi triplicato le sue dimensioni. “Con la Ultimaker Originale crescevamo rapidamente ma la cosa era gestibile”, dice Sander, “Ora è ancora gestibile, ma a volte vedo gente intorno che io non conosco nemmeno”.

Dal lancio della Ultimaker 2 alla fine del 2013 i tempi di consegna erano di 10 settimane. Ora la situazione è sotto controllo e il lead time è sceso circa 10 giorni. “Abbiamo dovuto insegnare ai nuovi dipendenti come assemblare correttamente le macchine, hanno dovuto imparare tutti i trucchi. Ora però siamo quasi a regime e stiamo iniziando a stabilire relazioni solide con distributori in tutto il mondo”.

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Mentre l’Olanda rimane il primo mercato, la domanda è in crescita in Germania, Regno Unito e nelle nazioni scandinave. Sono stati firmati accordi di distribuzione con iMakr, iGo3D, Ultimaker GB e due rivenditori negli Stati Uniti: Dynamism e Maker Shed, oltre a Maker Shop in Francia. “Vogliamo lavorare con distributori dedicati, reale giovani come la nostra piuttosto che grandi marchi”, spiega Sander. “Vogliamo che possano trasmettere il nostro stesso entusiasmo e che non si limitino semplicemente spostare scatoloni. Devono poter stabilire un rapporto personale con i propri clienti”.

Questo potrebbe non essere il modo più veloce per la crescita, ma gli esempi del passato hanno dimostrato che concentrarsi sul prodotto ripaga nel lungo periodo. Ultimaker non rilascia numeri ufficiali ma al momento dovrebbero essere leader di mercato in Europa seppur distanziati notevolmente da MakerBot negli USA.

“Abbiamo iniziato a un paio di mesi di distanza da MakerBot e all’inizio ci muovevamo entrambi nella stessa direzione”, rivela Sander. “Poi loro hanno ottenuto dei finanziamenti importanti da parte degli investitori e questo ha portato all’acquisizione da parte di Stratasys”. Ho fatto notare che l’attenzione di MakerBot ora è quello di rendere le nuove Relicator più user friendly e “plug and play” possibile. Sander non pensa che questa sia la strada da seguire per Ultimaker. “In generale più la macchina viene automatizzata più si limitano le possibilità creative. Penso che debba esserci un buon equilibrio tra affidabilità e facilità d’uso, lasciando che ognuno possa scegliersi le impostazioni ideali. Non bisogna avere paura di sperimentare e imparare dai propri errori “.

Sperimentare, imparare e condividere il feedback con la società è esattamente ciò che vuole Utlimaker. L’azineda è consapevole che quello che non guadagna lasciando aperta la piattaforma o vendendo i materiali di consumo e il software lo può recuperare in contributi di ricerca e sviluppo. Ciò non significa che tutte le idee provenienti dalla community vengano attuate – solo quelli più fattibili – ma significa che vengono prese in considerazione e utilizzate insieme all’intensa attività di R&D interna.

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“Abbiamo due reparti interni di ricerca e sviluppo. Uno si concentra principalmente sulle attuali tecnologie Ultimaker”, dice Sander, rivelando che si trova proprio al piano superiore rispetto a dove siamo seduti, anche se il pensiero di farmi fare un giro non gli passa minimamente per la mente. “Sta lavorando sul doppio estrusore per per la Ultimaker 2 e sul piano riscaldato per l’Original. Lì stiamo anche studiando possibili nuove applicazioni CAD e di scansione 3D. L’altro reparto è nuovo: lo abbiamo chiamato Ultilabs e vuole essere uno spazio creativo, a disposizione dei tre fondatori, per sperimentare implementando una visione più ampia e la possibilità di pensare “out-of-the-box”, mescolando le tecnologie”.

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Cura, l’eccellente software di slicing di Ultimaker, nasce invece da un’idea di Davide Braam, che è entrato a far parte dell’azienda dopo aver ricevuto assicurazioni che il software sarebbe rimasto rigorosamente open source. Eric De Brujin si concentra anche sul network Youmagine, la risposta di Ultimaker a Thingiverse di Makerbot. E ‘stato anche lanciato insieme alla Ultimaker 2 e, come tutto il resto qui intorno, è cresciuto esponenzialmente.

“Ogni giorno vengono caricati così tanti file che non riusciamo a seguirli tutti”, ammette Sander. “Vogliamo trasformarlo in una piattaforma social, aperta a diverse tecnologie, dove gli utenti possano pubblicare un progetto e trovare un team di maker per aiutarli a realizzarlo. Una volta trovata la soluzione, tutti nella comunità potranno trarne beneficio da esso, chissà, potrebbe anche diventare la base per il prossimo grande – e proficuo – progetto open source”.

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