Il progetto Slic3r è solo all’inizio, parola di Alessandro Ranellucci

La sfida più grande per ogni singolo aspetto della della stampa 3D è quella di unificare e standardizzare le sue molteplici facce. A mio parere, non c’è, e non c’è mai stato, un settore industriale che tocca così tanti campi e aspetti della società differenti, con centinaia di implicazioni sociali, industriali e ambientali. Gli analisti e giornalisti cercano di catalogare e collegare tutti questi aspetti in tendenze comuni: materiali e famiglie di materiali, scanner 3D e tecnologie di scansione 3D, stampanti 3D e le tecnologie di stampa 3D, applicazioni, software, servizi, negozi e così via.

Gli sviluppatori di software, invece, cercano di creare piattaforme per consentire a tutti questi diversi aspetti connettersi l’uno con l’altro, per gestire e persino sfruttare queste differenze. Slic3r lo ha fatto per le stampanti 3D RepRap, diventando il software per farle funzionare tutte, riducendo notevolmente i costi di accesso a una stampante 3D e semplificando il processo allo stesso tempo.

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Anche se ho spesso sostenuto che gli italiani hanno il loro principale punto di forza nella creatività, il design e la familiarità con i sistemi meccanici, mentre in genere difettano le capacità di creare software potenti, il software open source oggi più diffuso nella community di stampa 3D è stato inventato da un italiano: Alessandro Ranellucci. Il suo caso non è l’unico ma è una rarità nel panorama dello sviluppo softwaristico e, come tutte le eccezioni, sembra paradossalmente andare a dimostrare che la in mancanza di un’adeguata alfabetizzazione digitale nella scuola italiana favorisca la diffusione di visionari geniali.

Nato nel 1985, che significa che non ha ancora compiuto 30 anni, Alessandro non è diventato un leader del movimento open source per caso. Sviluppa software da più di 15 anni e ha fondato la sua software house, Pintle-BitBuilders, attraverso la quale si è occupato di di applicazioni di server farm e digital signage per la distribuzione multimediale, l’editoria digitale, la radio digitale e la creazione di siti web. Dal 2000 è un imprenditore e ha fondato con successo due società: Hosting Center e Webstream, una delle prime piattaforme di streaming via cloud.

Ranellucci-Slic3r3Ranellucci è anche un architetto, socio dello studio Supervisione dell’Architettura, e si è dedicato allo sviluppo di software open source per più di dieci anni: queste ultime due passioni (è anche un appassionato di vela nel tempo libero rimanente) lo hanno spinto ad avviare il progetto Slic3r. “Come architetto mi sono interessato nella stampa 3D come un modo per creare modelli fisici dei miei disegni”, dice. “Mentre ero alla ricerca di modi per ridurre i costi della prototipazione professionale ho scoperto il progetto RepRap, ma ho anche scoperto che molte di quelle macchine non funzionavano come avrei voluto.”

Nel 2011 Ranellucci ha deciso di mettersi all’opera e ha iniziato a studiare e sviluppare il software. “Ho creato la prima versione di Slic3r e l’ho pubblicata sul web. Mi hanno subito contattato per dirmi che erano interessati, mi hanno dato consigli e mi hanno incoraggiato a continuare. Poi hanno cominciato ad aggiungere nuove funzionalità, ma la cosa più incredibile è stata quando ho cominciato a ricevere contributi finanziari da parte di chi mi ha detto che l’avevo aiutato a risolvere alcuni problemi.”

Ranellucci-Slic3r2Alessandro sembra allo stesso tempo molto orgoglioso, che qualcuno abbia voluto contribuire finanziariamente al progetto, e molto onorato. Sottolinea che Slic3r non è nato per essere un business, ma è anche pienamente consapevole del fatto che i contributi finanziari sono ciò che rende possibile per lui e per tutta la comunità – che comprende i principali sviluppatori e qualche centinaio di utenti attivi che lo testano e forniscono feedback su GitHub – di continuare a migliorare e andare incontro alle esigenze in continua evoluzione di una comunità che include circa 250.000 stampanti 3D.

“Questo è un progetto molto più grande di quanto avrei mai potuto fare da solo”, dice Ranellucci. “Slic3r funziona su tutte le stampanti 3D aperte e sulla maggior parte delle MakerBot ma può essere utilizzato anche su stampanti SLS e DLP pure”. Può sembrare strano ma Alessandro mi ha spiegato che i calcoli geometrici necessari per stampare via FFF RepRap sono molto più complessi di quanto richiesto per stereolitografia e sinterizzazione laser. Supporti, pareti e struttura interna contribuiscono a rendere gli algoritmi fino al 95% più complessi.

Ranellucci-Slic3r4Ranellucci ha costruito il software da zero. “Il cuore di Slic3r è tanta geometria computazionale, algoritmi che in genere non esistono come open source. Ora, tuttavia, alcune parti possono essere estrapolate e utilizzate nella robotica o per il controllo di frese a controllo numerico”, dice. “Il progetto – aggiunge poi – è tutt’altro che completo. Le tecnologie CAM sono ancora limitate e c’è tanto lavoro ancora da fare, anche pensando a nuove tecnologie come SLD di mcor Technologies o le frese a 5 assi.

Feature ImageRanellucci ora fa parte della comunità globale del software (e dell’hardware) open source: sviluppatori e visionari che hanno abbracciato questo modello. Lo fa per la passione, in aggiunta alle sue altre attività, e la mia impressione è che sia pienamente consapevole che l’open source e i sistemi chiusi debanno essere in grado di coesistere. Allo stesso tempo, è consapevole del fatto che avere un’intera comunità globale contribuire allo sviluppo di un progetto per aiutare molti può essere più gratificante.

Lavorare come direttore della Make in Italy Foundation, che comprende anche il fondatore di Arduino Massimo Banzi come presidente, Ranellucci, come molti altri imprenditori di successo, spera che la sua storia possa essere un esempio per altri giovani italiani, mostrando loro che con abbastanza lavoro e passione nessun obiettivo è irraggiungibile. La mia opinione personale è che il vero problema in Italia non sia la mancanza di talenti eccezionali, tanto quanto lo è la totale mancanza di persone normali che arrivano al successo attraverso un sistema scolastico che li aiuta ad attualizzarsi. Un uomo solo non può fare tutto, ma, si spera, gli sforzi intensi e continui di Ranellucci potrebbero contribuire a risolvere il problema.

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