Un occhio stampato in 3D per guardare dove nessuno ha mai guardato prima

Jayne Pointer, CEO della Paragon Space Development, azienda americana che ha fornito supporti hardware in più di 70 missioni aerospaziali, ha dichiarato recentemente che la stampa 3D sarà la chiave di svolta nelle missioni a lungo termine.

L’ingegnere Jason Budinoff, del centro NASA Goddard Space Flight in Maryland, sta lavorando a vari progetti di stampa 3D che a suo dire cambieranno completamente il modo in cui studiamo lo spazio. Uno di questi riguarda la costruzione, finanziata dal Goddard Internal Research and Development (IRAD) program, di una macchina fotografica spaziale da 50 mm quasi interamente stampata in 3D in un unico pezzo. Un altro progetto prevede l’utilizzo della stampa tridimensionale per realizzare un vero e proprio telescopio da 350 mm.

3D-camera-exploded

I vantaggi dell’utilizzo della stampa 3D in quest’ambito sono notevoli: oltre ai minori costi, si aggiunge anche il fatto che elementi complessi possono essere fabbricati assemblando un numero inferiore di pezzi con un conseguente risparmio in termini temporali.

Le uniche parti della fotocamera che al momento non possono essere stampate in 3D sono gli specchi e le lenti, ma l’IRAD sta già studiando una soluzione grazie alla sperimentazione dell’alluminio come materiale stampabile. Si tratta di un materiale altamente poroso, difficile da lavorare per ottenere una superficie lucida, problema che si sta cercando di risolvere grazie ad un processo chiamato pressatura isostatica a caldo. Questa tecnica aprirebbe una nuova frontiera per l’industria aerospaziale. Se tutte le parti di un telescopio potessero essere stampate in 3D in un’unica struttura, si aumenterebbe di molto la stabilità e la durata della strumentazione nello spazio.

Cutting Edge Magazine - Tim Stephenson

Budinoff sta anche sperimentando una nuova lega metallica appositamente studiata per la stampa tridimensionale: la Invar. Creata nel 1896 dallo scienziato svizzero Charles Edouard Guillame, che per questo fu insignito del Premio Nobel, è una lega di nickel e ferro con un coefficiente di espansione termica straordinariamente basso, ideale quindi per la fabbricazione di strutture che sostengono i telescopi o altre strumentazioni. Il momento in cui useremo la stampa 3D per costruire un’intera astronave (e i pezzi di ricambio) è ancora lontano ma le applicazioni della stampa 3D stanno già rivoluzionando l’esplorazione spaziale.

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