Cibo, resine e nuove promesse da mantenere: le novità dal CES per la stampa 3D

Il 2015 sarà un anno di consolidamento per la stampa 3D consumer e la prima prova arriva dal CES di Las Vegas, la più importante fiera di elettronica di consumo al mondo, dove centinaia di produttori e start-up presentano le novità in arrivo nel breve e medio periodo.

Per le aziende di stampa 3D presenti in fiera si tratta anche di una questione di status symbol, nel senso che chi espone in una fiera così grande e costosa lo fa perché è già convinto di poter raggiungere centinaia di migliaia di possibili clienti nel mondo con i propri prodotti.

Infatti le aziende che – da quanto ci riportano (perché difficilmente andremo mai a Las Vegas in questo periodo dell’anno) – sono presenti in fiera sono quelle che vantano di gran lunga il più grande mass appeal: MakerBot, 3D Systems, Ultimaker… insomma i soliti noti con l’aggiunta di alcune realtà dal grande potenziale e comunque dalle grandi aspirazioni come 3Doodler e l’italiana DWS. Senza dimenticare chi, nel mondo consumer, c’è già da decenni, e ora ci vuole portare anche la stampa 3D. Come HP, che ha annunciato un accordo con Intel per far spingere ulteriormente lo sviluppo della sua piattaforma.

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Oltre a una questione di immagine, per quasi tutte queste realtà si è trattato di consolidare ciò che era stato seminato lo scorso anno, quando sia MakerBot, che 3D Systems (che DWS) spalancarono il portale sul mondo della stampa 3D desktop presentano diversi modelli di macchine che – per aspetto estetico e prezzi – erano destinate proprio ai salotti e alle persone più che ai professionisti della prototipazione.

Quella promessa è stata mantenuta solo in parte. La crescita – mediatica e non – c’è stata eccome ma non tutte quelle macchine sono arrivate davvero sul mercato e, per alcuni, oggi si tratta di finalmente finalizzare, con i prototipi finali finalmente in procinto di diventare prodotti realmente commerciabili, oppure con innovazioni destinate a rendere un prodotto ancora immaturo decisamente più completo.

Per esempio MakerBot lo scorso anno aveva presentato tre nuove stampanti (una grande, una media e una piccola). Quella grande, La Z18, è stata bene recepita dai professionisti, quella media, la Replicator 5th Gen, ha avuto un buon successo tra i prosumer (soprattutto negli USA) ed è ora in vendita in molte catene della grande distribuzuione USA, e quella piccola è rimasta un po’ incompiuta.

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Da allora l’azienda si è dedicata a spiegare al mondo per cosa usare le sue stampanti, e l’ha fatto con diversi programmi educativi e con l’aggiunta di sempre più progetti interessanti e ambiziosi nel suo network di condivisione dei file stampabili: Thingiverse. La principale novità quest’anno sono i nuovi materiali compositi, cioè il PLA mescolato con polveri di minerali, legno o metallo. La mancanza di materiali esotici – o comunque la necessità di usare principalmente i materiali proprietari è infatti uno dei principali limiti delle macchine desktop MakerBot.

Ultimaker, il più importante produttore europeo, segue le orme del cugino americano. L’azienda che produce quella che viene da molti considerata la migliore stampante desktop al momento non ha problemi di materiali, vista la sua piattaforma open source. L’anno scorso in questo periodo stava spingendo la Ultimaker 2, che poi è diventata uno dei sistemi più venduti la mondo.

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Quest’anno ha presentato un modello più piccolo e uno più grande: la Ultimaker Go, che è di fatto un sistema facilmente trasportabile – e la Ultimaker Extended, che è una Ultimaker 2 ma un po’ più alta. Nulla di particolarmente eclatante o avveniristico ma un ottimo modo per consolidare una leadership già forte a livello europeo e per lanciarsi alla conquista di nuovi mercati.

Anche se non è una stampante 3D a tutti gli effetti, la penna 3D 3Doodler è il prodotto legato alla creatività 3D che ha probabilmente venduto di più assoluto (oltre 100.000 pezzi), anche perché costa solo circa 100 euro e non richiede alcuna conoscenza dei software CAD.

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L’azienda punta a consolidare il suo dominio di questo segmento con una nuova versione, la 3Doodler 2.0, più piccola (del 75%) e maneggevole, più leggera (del 50%) e decisamente più bella da vedere grazie al corpo in alluminio anodizzato. La campagna Kickstarter ha decuplicato l’obiettivo iniziale di $30.000 in pochi giorni, nel caso ci fossero ancora dei dubbi sull’entusiasmo dei consumatori.

L’anno scorso 3D Systems aveva fatto la voce grossissima, sia a Euromold che al CES; annunciando un totale di 28 nuove macchine tra cui la Chefjet (per il cibo), la Cerajet (per la ceramica) e la CubeJet (a colori), oltre alla Cube 3 e Cube Pro, destinate al salotto grazie a un’estetica molto più curata dei modelli consumer precedenti. Anche in questo caso la promessa consumer è stata mantenuta a metà. La Cube Pro e la Cube 3 sono arrivate e sono davvero bellissime macchine anche se probabilmente non hanno dato a 3D Systems sufficienti garanzie in termini di ampliamento del mercato consumer per investirci considerevolmente in termini di accordi distributivi e campagne marketing a supporto.

L’azienda è rimasta più focalizzata sull’aspetto business – soprattutto quello B2C delle Projet 660 e 4500 – ma quest’anno è tornata alla carica soprattutto sul cibo, consolidando la partnership con Hershey e presentando una nuova stampante 3D sviluppata specificamente per il cioccolato, la Cocojet. Nessuna notizia (per ora) per quanto riguarda la ceramica mentre la stampa 3D consumer a colori targata CubePro C verrà ora esplorata attraverso l’acquisizione di botObjects – una società che ha attraversato anche molte controversie e scetticismo – e la sua tecnologia ProDesk 3D.

Aggiornamento: a quanto pare 3D Systems ha presentato sia la stampante a colori a filamento di botObjet sia la versione definitiva della CubeJet, la macchina presentata lo scorso anno che realizza modelli a colori partendo dalla polvere, in pratica una Projet 660 in miniatura, ecco il video:

L’altra azienda che lo scorso anno aveva scatenato l’entusiasmo consumer annunciando un’imminente rivoluzione – quella della stampa 3D SLA di livello professionale a prezzi accessibili – era l’italiana DWS, con la sua stampante 3D Xfab.

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Un anno dopo la macchina purtroppo non è ancora arrivata sul mercato ma è decisamente in dirittura d’arrivo. L’azienda guidata da Maurizio Costabeber ha investito tantissimo per mantenere la sua promessa: ha costruito un’intera nuova fabbrica e continuato a sviluppare una macchina con un volume di stampa importante che potrà utilizzare molti degli avanzatissimi materiali fotopolimerici che rappresentano uno dei punti di forza dell’azienda nel mondo professionale.

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C’è voluto forse più tempo di quanto inizialmente stimato ma la Xfab resta una macchine più ambite in circolazione. Ora però dovrà vedersela anche con altri competitor, come Formlabs ma anche come Old World Labs, che ha presentato la versione finale della sua stampante 3D SLA capace di arrivare a risoluzioni di 1 micron e in costante evoluzione, con la versione da 0.1 micron (100 nanometri) prevista per metà 2015. Era la stessa promessa di DWS lo scorso anno: ora non ci resta che stare a vedere quante ne verranno mantenute nel 2015.

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