La stampa 3D per una biomedica personalizzata

Stampa 3D e dispositivi Biomedicali, un binomio che stiamo leggendo sempre più spesso nelle varie testate che trattano l’uno o l’altro argomento. Aspetti su cui si fa leva, parlando di ciò che di positivo il mondo della prototipazione rapida consumer porta in quello biomedicale, sono il forte abbattimento dei costi (in ambito aziendale ma anche di ricerca) e la possibilità di arrivare potenzialmente ovunque. Un punto poco trattato, ma per chi è del settore di importanza vitale, è la customizzazione o personalizzazione che la stampa 3D può introdurre e sta introducendo in ambito medicale, in particolare in quello protesico. Non che prima non ci fosse, assolutamente. Ma la possibilità di abbinare questa tecnologia ad un sistema di scansione 3D (i cui costi si stanno abbassando in maniera vertiginosa ed oggi un comune Kinect da 150 dollari può raggiungere risultati incredibili) permetterà in futuro di avere protesi (e non solo) personalizzate per ogni singolo paziente, il cui trauma e le cui caratteristiche fisiche sono rari e, in combinazione, unici.

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L’utilizzo di una protesi infatti non è un qualcosa di immediato. L’oggetto, perchè tale viene percepito dal corpo, è visto come esterno ed estraneo a cui bisogna abituarsi, quindi ogni paziente che ne debba adottare uno deve affrontare un periodo più o meno lungo chiamato di “accettazione”. Questo periodo richiede dei costi (spesso non alla portata di tutti) proporzionali al grado di complessità del dispositivo, che a sua volta dovrà adattarsi all’individuo.

La stampa 3D in questo senso sta letteralmente aprendo possibilità infinite: molti progetti in giro per il mondo stanno iniziando a sviluppare protesi mioelettriche (Dextrus, Open BioMedical Initiative) che non solo hanno la particolarità di collegarsi alle invasature delle più comuni protesi tamite connettori standard, ma possono essere stampate in 3D a partire dal modello scansionato dell’arto sano in modo tale da adattarsi perfettamente alla zona amputata.

Esistono poi storie singolari come quella di Emma, una bimba affetta da Artrogriposi Multipla Congenita (AMC), una condizione che irrigidisce le articolazioni e non permette una crescita sana del muscolo, che ha ricevuto dai ricercatori dell’Alfred I. duPont Hospital for Children nel Wilmington un esoscheletro stampato in 3D che le ha dato la possibilità di muoversi per la prima volta nella sua vita. Adulti nella sua condizione utilizzano sistemi come il WREX, metallici e difficilmente adattabili, mentre l’uso della stampa 3D ha permesso di creare un esoscheletro da poter personalizzare in tempi molto rapidi e, soprattutto, utilizzabile da una bambina di qualche anno.

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Ma non parliamo solo di dispositivi. La scorsa estate Erin Mandeville stava comprando delle medicine per suo figlio Gabriel, di cinque anni, quando lo vide avere il primo degli, in seguito numerosi, attacchi di epilessia infantile. Visto il veloce progredire della malattia, i medici del Boston Children’s Hospital consigliarono un’emisferectomia, una delicata operazione in cui un emisfero dei due del cervello è rimosso o spento. La stampa 3D si è rivelata di vitale importanza in quella circostanza, grazie alla possibilità di stampare con grandissima precisione (16 micron) la parte del cervello in esame e fare decine di prove prima dell’intervento vero e proprio.

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La stampa 3D sta bypassando molti dei problemi che affliggono i dispositivi biomedicali cosiddetti indossabili, permettendo l’accesso a dispositivi personalizzati e adattati alle esatte specifiche dell’individuo, spesso ad un costo inferiore rispetto alle controparti standard. Questo è il futuro verso cui stiamo andando e possiamo essere tutti noi a costruirlo.

Bruno Lenzi – Open BioMedical Initiative

“L’Open BioMedical Initiative (www.openbiomedical.org) è un’ organizzazione nonprofit per la realizzazione e la diffusione di tecnologie biomedicali open source, low cost e, ove necessario, stampabili in 3D. Abbiamo bisogno di te: unisciti alla community scrivendoci a openbiomedical@gmail.com o seguici sulle nostre pagine FacebookTwitter e Google.”

Un pensiero su “La stampa 3D per una biomedica personalizzata

  1. Sono un odontotecnico e osservo quotidiani cambiamenti tecnologici nel mio lavoro dove la stampa 3D e la tecnologia CAD Cam ha introdotto un nuovo approccio al lavoro quotidiano. Sono sicuro che queste tecnologie porteranno grandi benefici sopratutto agli utilizzatori finali di ambito medicale

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