Un incredibile progetto porta le protesi in un campo profughi con l’aiuto di Ultimaker

Abbiamo visto così tante iniziative sorprendenti uscire dal progetto E-Nable negli ultimi mesi che è difficile immaginare che possa migliorare ulteriormente: eppure ci riesce sempre. La nuova iniziativa di una start-up chiamata Refugee Open Ware (ROW) porta le protesi per le mani di E-Nable all’interno dei campi profughi in Giordania, dove molti siriani si sono rifugiati dai disastri della guerra civile in corso. Il produttore di stampanti 3D olandese Ultimaker, che ha spesso sostenuto E-Nable in passato, ha deciso di partecipare al progetto, lanciando due sistemi portatili per la fabbricazione di protesi (grazie alle sue Ultimaker 2).

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Il nostro obiettivo è di costruire un laboratorio di fabbricazione digitale (FabLab) in Za’atari Camp, al confine giordano con la Siria. Za’atari ospita 85.000 rifugiati siriani che hanno costruito una sorta di insediamento informale fai-da-te con strumenti basilari“, ha spiegato un rappresentante di ROW a E-Nable. “Questo laboratorio offrirà programmi educativi, una formazione professionale, lo sviluppo del business e persino un trattamento psicologico attraverso l’arte interattiva. Ci aspettiamo che il laboratorio cresca organicamente in un Open Innovation Center: un luogo basato sul di crowd-sourcing, sulla co-creazione e su soluzioni umanitarie innovazione“.

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Dietro ROW ci sono diverse istituzioni accademiche, ONG, aziende ed enti del settore pubblico. La missione di questa start up è di impiegare la tecnologia per garantire tutti i diritti umani sia per i rifugiati e che per le comunità residenti in zone di conflitto, a partire proprio dalla Giordania. Attraverso queste tecnologie ROW cerca di attenuare gli effetti immediati della guerra, con un obiettivo a lungo termine incentrato sullo sviluppo economico, sulla crescita della produttività, sulla creazione di impresa e sull’aumento dell’occupazione.

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Attraverso nuovi hardware e le tecnologie di fabbricazione digitale, ROW sarà in grado di stabilire dei laboratori e fornire gli strumenti per aiutare anche coloro che vivono in condizioni estreme – così da offrire loro una formazione valida e l’accesso ai macchinari tipici della rivoluzione industriale.

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Attualmente, tutto questo significa offrire ai pazienti feriti nel conflitto siriano delle protesi efficienti realizzate attraverso la stampa 3D, in un ottica però su più ampia scala per portare questo progetto all’interno del laboratorio Royal Rehabilitation Center di Amman.
Come riportato da ROW, le stime del numero di amputazioni causate dal conflitto siriano sono circa 200.000; in Giordania, c’è un disperato bisogno protesi funzionali, a basso costo e veloci da produrre, in particolare per affrontare la necessità di frequenti sostituzioni protesiche per i molti bambino rimasti coinvolti dal conflitto.

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Chiunque abbia mai visitato un campo profughi sa bene di cosa stiamo parlando. Tutto ciò che può dare uno scopo può fare una differenza enorme, e ogni piccolo miglioramento delle condizioni di vita può dare speranza. Ecco perchè questo progetto può veramente fare la differenza: chiunque volesse dare una mano, può contattare il team di ROW a info@row3d.org.

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