Ecco com’è nato il primo MakerBot Innovation Center in Europa

Dopo il recente annuncio della collaborazione tra la divisione europea della società newyorkese MakerBot e LIUC – Università Cattaneo di Castellanza (VA), abbiamo incontrato il professor Luca Mari, docente nella facoltà d’Ingegneria e direttore di Smartup, laboratorio di fabbricazione digitale situato all’interno della LIUC per parlarci del progetto del primo “MakerBot Innovation Center”.

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L’idea nasce in seguito ad un incontro tra il team che collabora con il Professore e Alexander Hafner, general manager di MakerBot Europe al CES di Las Vegas di Gennaio. MakerBot, che sta espandendo di molto il proprio mercato in Europa, è molto interessata a creare una rete di collaborazioni con le principali università tecniche europee e ha trovato all’interno dell’Ateneo lombardo, da sempre rivolto al lato ingegneristico gestionale il partner perfetto per dare inizio a questa serie di collaborazioni.

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Ufficialmente il progetto partirà il 10 giugno, data dell’inaugurazione, porterà nel laboratorio, un cluster formato da 20 stampanti collegate in rete e controllate da un software di gestione centralizzata che permetterà di creare una rete interattiva tra le varie stampanti, gestire code di stampa (che al momento è uno tra i punti critici nello sviluppo a livello industriale della tecnologia della stampa 3D) ed avviare un primo esempio di produzione di massa. Attualmente sono già partiti i primi test e pare tutto funzioni al meglio.

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Il fine principale del progetto non è tanto quello di studio tecnico, (le stampanti installate, infatti, almeno per il momento, sono quelle normalmente commercializzate da MakerBot), quanto quello didattico – ci spiega il professore – e permetterà, agli studenti d’Ingegneria (gestionale) di studiare i modelli manifatturieri del futuro, cambiando l’esperienza di studio da passiva ad attiva e dando la possibilità di sperimentare con le proprie mani gli argomenti studiati durante le lezioni, abituandoli a “fare” per imparare avvicinandoli, in maniera attraente ad un nuovo modo di imparare.

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Il laboratorio è aperto agli studenti dell’Università, a startupper, piccoli artigiani e nasce in seguito all’esperienza maturata nel laboratorio “Lab#ID”, nato nel 2007, con l’obiettivo di studio e sviluppo di tecnologie RFID, e prende forma grazie alla collaborazione con Confindustria Varese, che è anche partner e fondatore dell’ateneo, quella con altre università e, fondamentale, grazie alla collaborazione con le aziende della zona (l’Università ha un network che ne comprende più di 5000, va tenuto conto che l’università è situata nella zona del basso varesotto, che è tra le più fertili a livello industriale del Paese). Attualmente al progetto partecipano 5 persone a tempo pieno, o che comunque si occupano principalmente del progetto, tra cui professori, ricercatori, dottorandi, e fino a 30 se si contano i collaboratori esterni, più tutti gli studenti che hanno già fatto del laboratorio un luogo di ritrovo e crescita comune.

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Nel laboratorio sono già presenti cinque stampanti 3D, uno scanner 3D, schede Arduino e relativi sensori con cui gli studenti stanno già producendo nuovi prodotti fisici, come progetto per alcuni esami.

Con questa collaborazione un’azienda come MakerBot, recentemente assorbita dal colosso della stampa 3D Stratasys, fa una mossa altamente strategica, andando a diversificare la sua offerta addentrandosi in un nuovo tipo di business che affianca quello classico, di vendita hardware ad un più complesso ed evoluto business legato a servizi, che in futuro potrebbe rappresentare un’importante filone all’interno della società, e perché no in tutto il settore dell’additive manufacturing.

Per rimanere aggiornati sulle attività, seguite , il profilo ufficiale @SmartupLab oppure il sito web: http://ic.liuc.it

(foto a cura di Alberto Caielli, all rights reserved)

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