La stampa 3D aiuta gli scultori next gen a spingere i limiti della produzione digitale

James Brehm, scultore e artista digitale del New Jersey, ci ha contattato per parlarci dell’affascinate lavoro che lui e un gruppo di artisti sta portando avanti con un programma chiamato Digital Stone Project – ora al suo terzo anno e supportato direttamente da Autodesk. Il workshop coinvolge molti artisti che passano tre settimane a Gramolazzo, una cittadina tra le colline toscane, in una regione chiamata Garfagnana.

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L’intera area è famosa per le sue cave di marmo: la stupenda pietra bianca e grigia è ovunque e gli artisti locali si sono uniti per creare Garfagnana Innovazione, una società locale che produce complessi componenti architettonici usando i robot. La tecnica utilizzata è naturalmente sottrattiva: un grande braccio robotizzato a 7 assi, simile al robot Kuka (spesso usato anche per produzione addittiva su base estruttiva) scolpisce la pietra seguendo le istruzioni dai file CAD CAM in formato Goode. La stampa 3D gioca un ruolo secondario in questo contesto anche se è stata implementata, per permettere agli artisti e ai produttori di visualizzare le forme che stanno per creare.

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Dato che stanno cercando di raggiungere i limiti della produzione digitale, studiando e sviluppando nuovi modi per far muovere il braccio robotico, la stampa 3D con una versione rimpicciolita dello stesso file CAD, li aiuta a capire meglio la forma finale e come raggiungerla. “La sfida è quella di rendere il robot parte del processo creativo”, ha spiegato l’artista Robert Michael Smith, uno dei fondatori del Digital Stone Project. Smith insegna al New York Institute of Technology ed è un noto scultore digitale sperimentale.

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Insieme alla bellezza creativa di statue di marmo “biologicamente ispirate”, ha lavorato alle tecnologie di produzione digitale dal 1989 e ha inoltre condotto un affascinante progetto sperimentale nel 2012 quando ha usato le tecnologie di bioprinting per creare “una scultura usando materiale basato su cellule umane”. L’artista ha ora bisogno di trovare un bilanciamento tra lavoro umano e robotico, valutando attentamente costi e tempi macchina – questo, per inciso, è quello che avviene, su scala minore, all’interno di molti Fablab.

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Nonostante i suoi lavori “estremi”, l’approccio di Robert è ben agganciato alla realtà: capisce che il ruolo di un artista è quello di spingere I limiti della tecnologia, non necessariamente per motivi pratici ma per il processo esplorativo. “La stampa 3D e le tecnologie di produzione digitale in generale, hanno aperto un grande ventaglio di nuove opportunità specialmente per gli artisti”, ha precisato. “Ci sono ora infiniti modi di sperimentare e la verità è che l’unico limite è nelle nostre menti. Ecco perché il ruolo dell’artista digitale è così importante”.
Il Digital Stone Project è una organizzazione tecnologica no-profit presieduta da Jon Isherwood e finanziata da Autodesk con borse di studio; è aperta a professionisti e studenti d’arte che vogliono sfruttare le uniche capacità di scultura del marmo di Garfagnana Innovazione.

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Quando l’abbiamo visitato c’erano circa 20 artisti, provenienti soprattutto da parecchi diversi college e università statunitensi, ognuno con le proprie idee e ispirazioni. Le versioni finali dei progetti a cui stavano lavorando sono già state stampate grazie a due macchine MakerBot fornite dal distributore locale Energy Group. Garfagnana Innovazione ha inoltre accesso alla stampante 3D Mojo di Stratasys, usata soprattutto per le attività preliminari per grandi progetti architettonici.

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Gabriele Ferri è l’ingegnere responsabile della programmazione dei robot per Garfagnana Innovazione, che usano uno specifico software CAD CAM, per passare progressivamente dal blocco di marmo iniziale al manufatto finale.
“Siamo nati col supporto del programma di finanziamento Horizon della Unione Europea” Spiega Ferri. “Abbiamo cominciato soprattutto come istituzione accademica e siamo passati all’attuale realizzazione produttiva per grandi progetti artistici e architettonici che usano grossi blocchi di marmo. Non siamo gli unici a offrire questi servizi. I bracci robotici offrono migliori capacità geometriche attraverso i 7 assi, con minori costi e migliore precisione rispetto a grandi macchine CNC. Col Digital Stone Project vogliamo lavorare con artisti che usano le macchine per creare lavori che sarebbe impossibile creare con altri metodi”.

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Lavorare con tecnologie robotiche e digitali permettono agli artisti di essere ispirati da complesse e ripetitive forme geometriche, come la spirale di Fibonacci o le elaborazioni al computer di lunghe serie di dati. Tutti i lavori verranno esposti ad una mostra a Firenze, ma alcuni di questi – tra i quali tre sculture di Robert- resteranno in Italia poiché il marmo è molto pesante e costoso da trasportare. Le versioni a stampa 3D dei loro lavori, invece, possono essere spedite ovunque istantaneamente e prodotte in loco, forse anche con filamenti di marmo, come il Treed della Momunental che ho portato in Garfagnana per farlo testare all’artista. La sensazione offerta del filamento di marmo non è la stessa del marmo vero, ma è sicuramente più semplice da spedire: ogni tecnologia ha i suoi vantaggi e usi.

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