Una visita al nuovo Fablab London

(Libera traduzione da un articolo di davide Sher)

Come mi spiega Tom Fish, il co-founder del Fablab London, ci sono circa 30 spazi nella capitale inglese ove ci si occupa della stampa 3D e in ognuno ci sono persone con competenze specifiche, dall’hacking alla fabbricazione digitale.

Il Fablab di Londra è specializzato su strumenti estremamente convenienti, che si possano assemblare in autonomia e prevalntemente open-source: stiamo parlando dei prodotti CNC, taglierini laser e stampanti 3D.

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«Puoi comprare una Printrbot 3D per 500£ -abbiamo appena tenuto un workshop relativo a questa stampante,» spiega Tony, continuando: «e abbiamo appena costruito una macchina CNC e un laser cutter con circa 100£. Fablab London può dare accesso ai propri membri ad oltre 100.000 stampanti 3D: questo significa non dare limiti alla creatività. Di solito puoi sperimentare solo con i software open source, da oggi l’hardware non è più un problema in questo senso».

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Inaugurato a febbraio 2014, FabLab London è il primo spazio di stampa digitale e prototipazione rapida e situato in un bellissimo spazio di circa 1200 metri quadrati in Frederick Place, fianco a fianco con i partner Bathtub2Boardroom e con RSA Great Recovery, il Fablab è stato fondato da Tony (investitore, imprenditore e autore con grande esperienza nel settore dell’elettronica, del calcolo e del design) e Ande Gregson, un “tecnologico creativo”, che si diverte ad esplorare e intersecare i campi della scienza, dell’arte e della tecnologia.

Il Fablab vuole aprire ai propri membri le strade della fabbricazione digitale, con workshop di formazione, eventi e community di supporto. «Agliutiamo le persone e le aziende ad imparare come applicare le tecnologie digitali, gli insegnamo le basi della prototipazione, la stampa 3D e le buone pratiche di design sostenibile», afferma Tony. Il laboratorio che hanno è attrezzato con due laser cutter, 7 stampanti 3D, 2 macchine CNC, scanner in 3D, attrezzi per lavori di artigianato (seghe, trapani, martelli, scalpelli e quant’altro) e anche una macchina digitale per il lavoro a maglia.

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Tony è assoluntamente entusiasta sulle opportunità del manifatturiero digitale, specialmente per quanto riguarda quello che di buono può uscire tra gli intrecci tra le diverse tecnologie e i diversi saperi, e il suo entusiasmo è contagioso. Per lui, ogni singolo oggetto che ci circonda è qualcosa che può essere modellato, modificato, migliorato e personalizzato. Un po’ come nel film Matrix, il suo background da programmatore gli fa guardare la realtà come qualcosa che può essere veramente modificata e guarda ai suoi oggetti personali – inclusa la macchina per il lavoro a maglia – come se fossero strumenti che permettano che ciò avvenga.

Il suo obiettivo è quello di condividere la sua visione –e la sua passione- con i membri del Fablab,, in particolare con i bambini, ma con persone di tutte le età. «Da quando abbiamo aperto, 7000 persone dagli 8 agli 80 anni sono venute a farci visita», conferma entusiasticamente. La filosofia sulla quale Tony basa il suo lavoro è “Learn, Make, Share”: impara, fai, condividi. E sostiene che le persone che si comportano in questo modo sono quelle più produttive: «Queste persone spendono un terzo della loro vita ad imparare, un terzo a fare quello che hanno imparato e un terzo a condividere quello che hanno fatto. In effetti è quello che facciamo in un giorno lavorativo tipo o in un periodo particolare».

11Tony crede che gli esseri umani si confrontino con un forte e profondo impatto psicologico quando fanno qualcosa con le proprie mani. È più o meno quallo che viene chiamato “effetto Ikea”: è il motivo per il quale un mobile che possiamo montare da noi, ci piace di più, con la sua essenza di fabbricazione personale, la garanzia più importante la conoscenza profonda dell’hardware non stia scomparendo.

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