Ladyada riabbraccia MakerBot: pace fatta con Adafruit?

(Libera traduzione di un articolo di Davide Sher)

Da un punto di vista strettamente economico, un’azienda nel bel centro di NY come MakerBot, che ha venduto oltre 80 mila stampanti 3D –il dato supera di gran lunga tutte le vendite mai realizzate in un’azienda- non dovrebbero esserci molti problemi. E invece, le difficoltà riscontrate sull’esperienza dei clienti (e in parallelo sulla fiducia degli investitori, come rivelato dalla società principale Stratasys) dimostrano che qualcosa va rivista.

adafruit1Stratasys usa MakerBot per entrare nel mercato consumer, segmento che però ancora non esiste. Infatti la principale fetta dei 3D printer e user è costituita da maker, i quali non valutano come prioritaria una delle caratteristiche che invece è fondamentale per il mercato consumer: la facilità di utilizzo. La priorità dei maker è invece la qualità del prodotto, il feedback positivo di chi lo utilizzerà e i costi accessibili – tratti che sono assimilabili al concetto di business open source. Tra le principali criticità di MakerBot, sia a livello comunicativo che distributivo, c’è quella che mette in risalto l’ampio gap tra il modello di partenza – fortemente incentrato sull’open source- e gli asset distributivi fortemente complicati, anche per scarsità di rivenditori e di supporto alla vendita e post-vendita. Per far fronte a queste difficoltà, è stato chiamato a gestire la situazione Jonathan Jaglom, nuovo CEO proveniente direttamente dalle fila di Stratasys. adafruit2Jaglom ha individuato in Adafruit un buon partner per sanare la crisi: insieme a Ladyada (CEO di Adafruit), si sono posti l’obiettivo di ricostruire la fiducia senza implementare le pratiche utilizzate per i filamenti MakerBot. «Può darsi che sarà costoso e difficile da applicare a causa delle vendite ridotte ma non ci sono ragioni per farlo», aggiungendo che «Stratasys non dovrebbe occuparsi di MakerBot se stanno avviando delle pratiche per la protezione del copyright, che non è utile né alla stessa MakerBot né alla community della stampa 3D in generale».

Ladyada crede che il modo migliore per ricostruire la fiducia sia quello di rendere aperti e fruibili i progetti di MakerBot, come il Gen 5 motor controller/driver PCB. Un altro buono spunto per il team di Adafruit sarebbe quello di guardare alle politiche che Apple applica sull’ispirazione open source. Per MakerBot una possibile via d’uscita potrebbe essere quella di continuare a promuovere Thingiverse e Api, che sono libere. Jaglom si sta preparando ad un tour in 22 stati che gli occuperà 12 settimane, per parlare con i consumatori e gli utilizzatori, per capire cosa pensano e quali sono le loro esigenze.

adafruit4Adafruit continuerà ad trattare i prodotti MakerBot ma ci sarà bisogno di maggiori margini di guadagno e bisognerà modificare le regole di distribuzione e le policy di restituzione, che attualmente non sono molto ‘friendly’. In particolare, il prezzo dei prodotti MakerBot sembra sia aumentato, mentre il prezzo degli altri prodotti stampati in 3D è diminuito.

Fatta eccezione per lo scanner 3D Digitizer, venduto a costi ridottissimi rispetto agli altri. Jaglom sostiene che le politiche dei rivenditori sono state già modificate e la qualità della Gen 5 sia migliorata. Da febbraio 2015, c’è stato un aumento della soddisfazione del 74% per gli utenti della Smart Extruder e la diminuzione del 40% di supporto nei confronti di questi. Oggi i tempi di attesa per ottenere il supporto sono pari in media a 34 secondi, contro gli 11 minuti di sei mesi fa. In conclusione, il CEO di MakerBot conviene che non sia necessario registrare i brevetti.

Per lui, l’unico modo per avere successo nel mondo hi-tech è quello di innovare rapidamente e offrire un buon servizio e un ottimo supporto. Questo è quello che si auspica succederà nei prossimi mesi con le iniziative con Thingiverse. Non sarà semplice cambiare completamente direzione e contemporaneamente bilanciare attentamente la domanda Stratasys e la comunità open source. Tuttavia esiste una soluzione: trovarla significa scoprire i misteri dell’industri 3D.

 

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