Autodesk sogna un software di modellazione 3D che impari dai designer

Probabilmente la conferenza di più alto profilo durante la fiera Euromold che si è recentemente tenuta a Dusseldorf è stata quella di Jeff Kowalski di Autodesk.

Il CTO della gigantesca società di software ha illustrato la sua visione (e quella della società) per quel che riguarda il “Future of Making Things”, cioè il futuro della creazione delle cose, un mondo dove non saranno più gli ingegneri e i progettisti a imparare come usare il software CAD ma il software a eseguire le idee dei progettisti.

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Questa visione di un futuro in cui il software CAD (Computer Aided Design cioè progettazione assistita dal computer) realmente aiuterà il progettista, si basa su una serie di strumenti, alcuni dei quali già disponibili oggi. Questi non sono solo strumenti di progettazione ma anche di produzione (CAM).

Parlando in modo specifico di questo segmento, di particolare interesse per color che partecipano a esposizioni di macchine per la produzione, come è il caso di Euromold, Kowalski ha detto che l’acronimo CAM dovrebbe significare “computer automated machining milling and molding” (fresatura e stampaggio automatizzato dal computer), piuttosto che vera produzione assistita dal computer (computer aided manufacturing).

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Creare strumenti che rendano la progettazione 3D e la produzione più intuitiva, accessibile e immediata è la missione attuale di Autodesk e va di pari passo con la sua avventura nella stampa 3D che ora include attività sia hardware che software, tutte connesse attraverso la piattaforma Spark.

Spark è un ecosistema software che usa la stampante 3D Ember DLP di Autodesk come centro di un ecosistema hardware e software. Include anche strumenti come il nuovo software Fusion 360 di Autodesk e ha previsto un fondo di 100 milioni di dollari per aiutare tecnologie, sia già consolidate sia nuove, di manifattura addittiva come la CLIP di Carbon 3D e il processo di stampa 3D elettronico incorporato di Voxel8.

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Il contributo di Autodesk è relativo allo sviluppo di software verso la progettazione realmente assistita dal computer, che fondamentalmente significa software generativo. Questa descrizione copre una nuova generazione di software che realmente aiuta il progettista, comprendendo il concetto di base e generando automaticamente parecchie soluzioni complete di progettazione. Il progettista deve solo dire al software che cosa ha in mente settando un certo numero di parametri e poi scegliere dalle molte opzioni che il computer propone.

Questo è un processo che crea modelli nel modo più simile a come crea la natura. Come la natura, infatti, il  computer valuta automaticamente tutti i parametri al fine di ottenere la soluzione più efficiente. Per esempio le ossa sono leggere ma anche molto dure a causa della ottimizzata distribuzione interna del materiale. Gli oggetti produttivi creati attraverso il software generativo richiedono l’adozione di tecniche di produzione additiva e digitale: la stampa 3D.

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Anche se la visione di Kowalski è chiara, al momento è ancora qualcosa che sta solo cominciando a prendere forma. Tuttavia Autodesk sta già offrendo parecchie soluzioni per la progettazione CAD generativa, come, ad esempio, i nuovi software Within e Within Medical. Il prossimo progetto si chiama Dreamcatcher (Acchiappasogni)  un software in sviluppo presso Autodesk Research.

Questa nuova generazione di CAD cerca di dare al progettista maggiori approfondimenti sul problema che intende risolvere. Viene in sostanza chiesto al progettista di condividere l’obiettivo con il computer, di descrivere il problema, di creare un gran numero di soluzioni potenziali, sintetizzandole automaticamente con un processore di potenza superiore attraverso il cloud. Nel tempo impiegato per creare un progetto, Dreamcatcher fondamentalmente produce ogni possibile soluzione di progettazione.

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Questa nuova generazione di software è fortemente basata sui progressi nel campo dell’ apprendimento automatico. Kowalski ha spiegato che i computer molto presto avranno le loro opinion sulle opzioni di progettazione, stabilendo collaborazioni creative tra gli umani e le “macchine istruite”.

“La progettazione futura si baserà sempre più sull’immaginazione e l’innovazione” ha detto Kowalski. “La grande novità è che tutti noi siamo dotati di immaginazione e ora è giunto il momento che i computer comincino a imparare da noi”.

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