EMO dimostra che i semi della manifattura additiva sono stati piantati

La scorsa settimana ho partecipato per la prima volta all’EMO. La fiera ha luogo ogni due anni in una città diversa ed è ritornata a Milano per la prima volta dal 2009. Promossa da CECIMO, l’associazione europea delle industrie delle macchine utensili, EMO è la più grande fiera globale per quanto riguarda le macchine e i robot per la produzione industriale.

Oltre 1.600 aziende hanno preso parte a questa edizione, e alcune avevano stand grandi quanto un quarto di un padiglione. Per darvi un’idea di quanto grande fosse l’esposizione, il nuovo sito della Fiera di Milano a Rho ha 18 padiglioni, ognuno grande circa la metà di un padiglione di Euromold. Poche fiere riescono a occupare più di 5 o 6 padiglioni.

EMO ne occupava quattordici.

Questo perché questo settore industriale vale circa sessanta miliardi (solo per quanto riguarda il valore globale della produzione.). La cattiva notizia per noi che pensiamo che la stampa 3D cambierà il mondo in un tempo relativamente breve è che le aziende dedicate alla produzione addittiva occupavano solo una piccola parte del padiglione 9, con solo un altro paio di piccoli stand (quelli di EOS e SLM Solutions) sparsi negli altri padiglioni, insieme a figure realmente grandi come DMG Mori, Comau, Kuka, Siemens e molti altri giganti della produzione.

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La buona notizia è che il seme della manifattura addttiva è ormai stato piantato. Non tutte le aziende ma comunque un buon numero hanno presentato soluzioni che prendevano in considerazione la stampa 3D.

Erano soprattutto tecnologie ibride basate sulla DED (Directed Energy Deposition). Il modo con cui la DED (conosciuta anche con molti altri nomi come ad esempio Laser Deposition Welding o Laser Cladding) lavora è quello di usare un laser per fondere polveri di metallo per poi andare a formare glistrati che compongono un componente.

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Uno strumento DED è solo uno strumento intercambiabile in più che le macchine  sottrattive a livello industriale possono usare insieme a scanner, frese, e tagli laser e rettificatori. Una singola macchina può avere fino a 200 strumenti diversi che si muovono su diversi assi e che possono alternarsi in maniera automatica e indipendente.

Aziende come DMG Mori hanno portato macchine come la gigantesca LASERTEC 65 3D, un sistema di un metro cubo ALL in 1 (Laser Deposition Welding & Milling) che può costruire una parte in modo additivo e poi finirla in un singolo processo automatizzato.

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Sicuramente la tecnologia DED ha limitazioni geometriche – anche maggiori di quelle delle altre tecnologie a deposizione – ma ora sta diventando il primo passo per aziende che producono grandi macchine utensili per cominciare a produrre parti metalliche in maniera additiva.

Il processo di transizione è stato reso ancor più chiaro da Hybrid Manufacturing Technologies, che ha prodotto una serie di strumenti per integrare le funzionalità di manifattura additiva in qualsiasi fresatrice a controllo numerico.  Anche DMG MORI stia per lanciare una nuova e più grande versione della sua LASERTEC 65, con un volume di lavoro fino a due metri cubi.

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Così il seme è stato piantato e crescerà: grandi aziende stanno cominciando a capire il potenziale di questo nuovo approccio e nessuno vuole restare indietro. Questo concetto è stato chiaramente spiegato da Siemens, con una presentazione dove la società ha delineato la sua strategia per quanto riguarda la manifattura additiva e ha evidenziato come la consideri in grado di giungere a una industrializzazione completa nell’arco di un periodo di tempo relativamente breve.

Mentre il futuro sembra radioso, il presente ci dice che la stampa 3D è ancora un seme. AITA, l’associazione recentemente fondata delle aziende italiane coinvolte nelle tecnologie additive, ha organizzato una conferenza molto approfondita per esplorare il potenziale della manifattura additiva, con interventi dei principali operatori e ricercatori operanti in questo settore, da Fraunhofer a rappresentanti di ISO.

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AITA, inoltre, ha preparato, nel padiglione 9, uno stand con parecchi campioni di stampe 3D. Era presente anche un discreto numero di produttori di stampanti 3D di livello professionale, come, per esempio, 3ntr (che presentava anche una nuova stampante 3D Delta), e anche service e distributori come 3DZ, Prototek, Skorpion Engineering e Efesto Lab.

L’unico produttore di stampanti 3D a metallo che ho visto, oltre a EOS e SLM Solutions nel padiglione 2, è stato Sisma, che continua a spingere il suo sistema MYSINT per la gioielleria, la moda, gli apparecchi dentali e le applicazioni industriali.

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Altri grandi aziende interessate al nuovo mondo della stampa 3D erano i produttori di braccia robotiche (Kuka e COMAU in primo luogo). Nello stand di COMAU è stato inoltre presentato un progetto di robot, veramente impressionante (in gran parte stampato in 3D) capace di muoversi su assi multipli per applicazioni industriali future.

In questo un futuro non così lontano, una delle braccia del robot sarà in grado di depositare in maniera additiva il material in strati tali da costruire parti metalliche finite. C’è ancora molta strada da fare: più o meno quanto camminare attraverso 14 padiglioni della Fiera di Milano.

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Un pensiero su “EMO dimostra che i semi della manifattura additiva sono stati piantati

  1. L’autore dell’articolo ha omesso anche altri produttori di macchine di tecnologia additiva probabilmente perché presenti in altri padiglioni. Completo la lista con CONCEPT LASER ma anche RENISHAW e forse altri…..

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