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La cultura maker è solo dei tanti aspetti dell’industria della nuova manifattura digitale ma per molti versi è il più affascinante ed è anche quelle che ha le implicazioni filosofiche e sociali più ampie. Sia a lungo termine sia oggi, nel presente. Il fenomeno risale ad alcuni anni fa e sta letteralmente esplodendo. Lo dimostrano il successo delle Maker Faire, come quelle che si sono appena tenute a San Francisco, New York e Roma, che sono tutte, in diversi modi, le culle di un movimento caratterizzato dalla riappropriazione dei mezzi di produzione da parte della gente comune.

fabla3I maker utilizzano, costruiscono e inventano attraverso i nuovi strumenti per la manifattura digitale. Questi includono includono macchine per taglio laser e le frese a controllo numerico (CNC) ma soprattutto le stampanti 3D. Le macchine per la manifattura additiva basate su tecnologia FFF sono fondamentali perché sono uno degli strumenti che i maker costruiscono più frequentemente e perché possono essere usare per realizzare una vastissima gamma di componenti utili per costruire altre cose, tra cui anche altre stampanti. Inoltre sono relativamente semplici da costruire, partendo da kit preconfezionati o seguendo le istruzioni “open source” della comunità RepRap.

fabla4Il concetto di RepRap nasce dall’idea di una stampante 3D in grado di creare interamente un’altra stampante 3D. Questo è possibile perché tutte le istruzioni per realizzare le stampanti 3D RepRap, che appartengono a vari modelli primari e si sono evolute nel tempo, vengono messe gratuitamente a disposizione della comunità online. Per realizzarle sono necessarie delle buone capacità manuali e meccaniche, oltre a una conoscenza di base degli strumenti per l’artigianato e la manifattura digitale, eppure con abbastanza dedicazione tutte queste informazioni possono essere reperite online. Se siete affascinati dall’idea ma non sapete proprio dove iniziare potete rivolgervi a un FabLab. In Italia ce ne sono già circa una sessantina e di nuovi ne vengono aperti ogni mese.

fabla5Il termine, formato dall’unione delle abbreviazioni dei termini inglesi “Fabrication” e “Laboratory”, è stato coniato da Neil Gershenfeld, docente e direttore del Center for Bits and Atoms (CBA) del celebre Massachussetts Institute of Technology, e indica un laboratorio e uno spazio di co-working in cui maker e più in generale nuovi artigiani digitali condividono e insegnano a usare le nuove tecnologie di fabbricazione personale. All’interno di un FabLab si possono trovare corsi su come programmare Arduino, le schede elettroniche usate per realizzare semplici robottini e oggetti “smart”, oppure apprendere le basi della modellazione 3D e del design parametrico. Oppure potrete imparare a costruire i droni, aeromodelli radiocomandati generalmente a quattro (quadricopter) o sei (hexacopter) eliche, altro trend in fortissima ascesa.

fabla2La FabFoundation voluta da Gerhenfeld,  include tantissime attività dedicata alla personal fabbrication. Il fulcro di tutto sono i Fab Lab stessi. A metà 2014 c’erano circa 350 Fab Lab già attivi nel mondo (di cui ben 214 in Europa e 15 solo in Italia), e altri 350 erano in via di sviluppo, in oltre 40 diversi Paesi. Attraverso la Fab Academy la fondazione ha impostato le linee guida per insegnare la fabbricazione digitale, mentre la Fab Research si dedicata a studiare e pubblicare i risultati delle ricerche su macchinari, materiali e software. La Fab Foundation si dedica anche a sviluppare progetti (wireless internet, solar house fabbing) e ad aprire Fab Lab nelle parti del mondo più bisognose e isolate.

whmfL’idea di condividere la conoscenza e di mettere gli strumenti di fabbricazione digitale a disposizione di ognuno è potente e per molti, a partire dallo stesso Neil Gershenfeld, è destinata a cambiare il mondo e il modo in cui produrremo ogni cosa. Il concetto di base è quello della creazione condivisa a livello globale, collegato alla produzione locale. Ciò significa che attraverso Internet è oggi possibile mescolare le idee per dar vita a nuove idee, mentre attraverso la manifattura digitale queste idee possono essere prodotte ovunque, localmente, abbattendo qualsiasi barriera sociale o geografica.

children robotLe MakerFaire, i principali punto di ritrovo per il mondo maker sono dei successi di pubblico in continua crescita in tutte le città del mondo e in particolare nella Bay Area, la zona di San Francisco, dove il fenomeno è nato ed è più radicato. Molto importanti sono anche la Maker Faire di New York (World Maker Faire), che, per la prima volta dopo diversi decenni ha rivalutato e valorizzato l’aera in disuso, vicino a Queens, creata per la storica World’s Fair del 1964, e a Roma (Maker Faire Europe) dove si tiene ai primi di ottobre. C’è una Maker Faire persino alla Casa Bianca, dove il presidente Obama ha dichiarato il 18 giugno (il giorno della prima White House Maker Faire) giornata nazionale del Making negli USA.

Nonostante il suo enorme potenziale democratizzante, la struttura gerarchica dei Fab Lab desta qualche perplessità, non ultimo il ricevimento di oltre 30 milioni di dollari in fondi dalla Chevron, colosso dell’energia non rinnovabile, per aprire diversi nuovi FabLab negli USA. La fondazione è no-profit eppure usa il nome Fab Lab come un marchio, per cui chiede contributi economici in cambi di informazioni utili e contatti, in controtendenza con la filosofia puramente open source. In Italia l’associazione di riferimento è la Make in Italy Foundation, co-creata e guidata dal fondatore di Arduino Massimo Banzi, insieme al giornalista ex-Wired Riccardo Luca, e finanziata dal presidente onorario Carlo de Benedetti, proprietario del Gruppo L’Espresso.

Principali siti web di riferimento per i Fab Lab

Fab Foundation – il sito originale, creato dal laboratorio del MIT da cui è nato tutto

FabLabs.io – la lista completa e sempre aggiornata con tutti i Fab Lab del mondo

Maker Faire – il sito ufficiale delle circuito internazionale di fiere dedicate ai maker

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