Stereolitografiche

“Sia la luce”

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I primi processi di stampa 3D inventati – tutt’oggi i più diffusi a livello industriale – usano la luce – ultravioletta o visibile – veicolata attraverso una sorgente laser o un proiettore, per “curare delle resine polimeriche fotoattive”. Polimeriche significa che queste resine sono a base di polimeri, cioè materiali plastici (vedi capitolo Materiali).

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Fotoattive significa che le resine reagiscono alla luce alterando le proprie caratteristiche strutturali. Nel caso specifico delle resine polimeriche usate per la stampa 3D, la reazione porta la resina a solidificarsi nel punto in cui arriva in contatto con la luce. “Curare”, termine adottato dall’inglese “curing”, è il processo che porta le resine a solidificarsi formando gli oggetti fisici tridimensionali.

2.1.1g - SLA - Materialise - Mammoth
Le gigantesche Mammoth di Materialise sono le stampanti 3D SLA più grandi che esistono e possono creare oggetti lunghi fino a 2,10 metri

 

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