Echo Motion, un’istallazione artistica 3D printed che reagisce alla sindrome di Tourette

L’arte, in quanto pensiero,  può spaziare davvero su tutto, toccando campi apparentemente distanti. Essendo esternazione interiore è una manifestazione caotica, futurista, sensibile, contemporanea. In ogni caso, supportata da mezzi classici o meno, è rappresentazione di qualcosa di umano. Una riflessione di pensiero che può essere materializzata in scultura, dipinto, anche sfruttando mezzi tecnologici come la stampa 3D. Uno studente dello Stato dell’Ohio, Andrew Frueh, ha letteralmente creato, tramite l’ausilio della stampa 3D, un progetto d’arte originale: un’istallazione che rappresenta qualcosa che ha dentro lo stesso autore e che può venire fuori interagendo con essa.

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Ha sfruttato componenti plastiche e di compensato per ricreare un gigantesco macchinario che reagisca alla sindrome di Tourette.

La sindrome di Tourette è una patologia di tipo neuropsichiatrico, una condizione che colpisce i nervi causando dei tic fisici che possono coinvolgere gambe, braccia e anche tic vocali. Andrew soffre di innumerevoli tic. Ha deciso di comporre questo macchinario allo scopo di interagire con questa sua sindrome e trasformarsi in attore umano in un’affascinante installazione dei sensi che ha chiamato “Echo Motion”. I movimenti e i gesti dell’attore si relazionano con il macchinario. Spiega Andrew: “ l’uomo sta in piedi accanto al macchinario e i suoi gesti sono echeggiati dalla macchina. Memorizza i movimenti e dopo che la persona è andata via, la macchina continua da sola nei suoi sporadici echi di movimento”

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Questa affascinante apparecchiatura è stata installata per la tesi dell’MFA (Master in Belle Arti) allo show Mirage e The Rainbow all’OSU Urban Space, uno spazio adibito ad esposizioni d’arte e performance non tradizionali, nel 2014. Come spiega l’autore l’installazione vuol essere una riflessione sulle sue stesse condizioni indotte dalla patologia di cui è affetto. ”E’ un’opera originale che rappresenta il culmine del mio lavoro in concomitanza con il mio Master di laurea in Belle Arti all’Università dello Stato dell’Ohio. “Echo Motion” è una rappresentazione, fisica, plastica della mia personale relazione con la Sindrome di Tourette e i miei impulsi come creatore” dichiara Andrew.

“L’installazione è composta da parti differenti che hanno richiesto parecchio tempo per essere costruite. Il macchinario ha una struttura modulare di cilindri di legno, compensato tagliato a laser, componenti stampate in 3D: catene sferiche, ingranaggi di motori, cavi e varie teste e bulloni. Le parti 3D sono state stampate tutte nel mio studio utilizzando una stampante 3D homemade (una sorta di Prusa Mendel modificata secondo personali parametri e con Arduino Mega comprensivo di board Ramps). Ogni elemento è stato progettato utilizzando Inkscape, OpenSCAD e Blender. L’installazione è guidata da due Arduino: uno sul mio petto, l’altro nel piccolo box nel pavimento con cavi neri che fuoriescono. Le due boards di Arduino comunicano via radio XBee wireless.”

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La tavola posizionata sul mio petto usa dati da quattro accelerometri cuciti negli indumenti disposti sui miei quattro arti” spiega Andrew, “I movimenti sono interpretati dalla board che li trasforma in segnali che manda al box nel pavimento. Successivamente la scheda nel box interpreta i dati in arrivo dai sensori e li trasforma in movimenti che esegue tramite le varie sculture robotiche dell’installazione.”

Il risultato è un affascinante macchinario che cattura il caos dei movimenti (specialmente quelli risultanti dalla sindrome di Tourette) enfatizzando il potenziale inaspettatamente performativo dei meccanismi e  sistemi elettronici.

Diviene un prolungamento dello stesso autore, un mezzo per indagare se stesso. L’osservatore viene catturato dagli inusuali movimenti meccanici e sonori, condividendo la sensazione di quasi atemporalità e le percezioni simili che comporta la sindrome di Tourette nella ripetitività meccanica delle azioni. L’installazione è così un ponte di condivisione in cui la stampa 3D assume, inaspettatamente, il ruolo di co-artefice dell’opera artistica sigillando un incontro tra tecnologia ed esternazione sensibile dell’universo umano.

Chiara Fassari – Open BioMedical Initiative

 

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